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La retorica del merito

Sì, abbiamo giocato malissimo.
Sì, abbiamo sbagliato completamente approccio.
Sì, Allegri ha detto di aver preparato male la partita.
Questi sono elementi che nessuno può mettere in discussione e che mi rassicurano sul futuro.

Queste erano le mie convinzioni fino a quando non ho scoperto l’esistenza di due categorie dello spirito, l’immeritato e il culo.
Una qualificazione in coppa con andata e ritorno si gioca su 180 minuti più supplementari, in questo caso.
La partita di andata è stata vinta 3-0 dalla Juventus, un risultato che poteva essere ben più ampio. L’inter in quella partita non ha tirato in porta una volta.
Nella partita di ritorno abbiamo incassato tre reti, ampiamente meritate per il gioco espresso. Bisogna dire che a differenza dell’Inter all’andata, in trasferta abbiamo avuto le nostre occasioni come il palo di Zaza e il doppio tiro di Morata all’ultimo secondo; nei supplementari c’è stata una sola squadra in campo, noi.
Tutte le colpe sono nostre, ma non ci sto all’esaltazione e alla celebrazione dell’inter.
Si sono trovati con le spalle al muro, niente da perdere e hanno giocato all’arma bianca contro una squadra che ha sbagliato a credere di essere in gita.
C’ero caduto anche io, a caldo, per lo shock e per l’incazzatura. L’inter avrà pure meritato di vincere il ritorno, ma non si capisce esattamente per quale ragione la nostra qualificazione sia immeritata. Su 210 minuti, l’inter è stata assolutamente superiore per 70 minuti, all’andata non si è vista, nei supplementari erano sfiniti dallo sforzo fatto nei tempi regolamentari, superiore alle loro possibilità.
Il calcio non è il gioco delle bocce, non vince chi ci va più vicino.
Vince la partita chi fa un gol più dell’avversario.
Vince il campionato chi fa più punti.
In caso di rigori, vince chi ne segna di più.
Tutti gli altri discorsi sulla bellezza del gioco, su chi ha giocato meglio, su chi meritava di vincere possono essere interessanti, ma il merito sportivo è un’altra cosa.
Ci è capitato nel recente passato di perdere o pareggiare partite in cui abbiamo fatto trenta tiri, di cui la metà in porta e incassare un gol sul primo e unico tiro subito.
In quei casi non ho visto alcun soccorso giornalistico o popolare, nessuno che dicesse “Poverini, meritavano loro di vincere! Non è giusto! Sconfitta immeritata!”.
Giustamente ce la siamo messa via, rimproverando noi stessi per tutti gli errori, ben consci che il calcio funziona come descritto sopra.
L’idea di uscire “a testa alta” non ha senso, è una formuletta consolatoria inventata dai giornali. Nessuno si consola per una eliminazione ma “giocando meglio”.
Hanno detto che a Berlino siamo usciti “a testa alta”, oppure “il Barcellona ha vinto ma la Juventus non ha perso”.
E chi se ne frega. Abbiamo perso: a milioni di tifosi, a Pirlo in lacrime, a Bonucci e a Morata che si sono liberati della medaglia del secondo posto non interessa assolutamente nulla della sconfitta onorevole.
La migliore inter della stagione, la peggior Juventus da anni eppure il risultato è solo uno, noi siamo in finale e loro no. Una prestazione storica, ma inutile.

E poi c’è il culo, la versione popolare della Fortuna.
Vi stupirà scoprire che secondo molti siamo stati fortunati. Bisogna chiarirsi sui termini: da dizionario la Fortuna è “presunta causa degli eventi e delle circostanze non spiegabili razionalmente”.
Loro hanno preso una traversa ma anche noi abbiamo preso un palo. Neto intercetta il rigore di Brozovic ma gli passa lo stesso sotto il corpo, nella serie di rigori Palacio calcia sulla traversa, rimbalza fuori e sul corpo di Neto ma non entra. Noi abbiamo mancato alcuni gol di pochissimo, il loro portiere ha salvato due volte all’ultimo secondo.
Alcuni allenatori avversari si sono spesso lamentati in passato di essere stati poco fortunati con gli arbitri. Per carità, noi non parliamo dell’arbitraggio –noblesse oblige sabauda- ma se volessimo catalogare l’arbitro, la sua preparazione e il suo stato di forma sotto la categoria “fortuna”… beh allora è proprio l’altra squadra ad avere avuto culo a portarci fino ai rigori.

Ci vediamo in finale, gobbacci!

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