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L’albero e la foresta

Una volta un amico mi disse: “mentre ci cammini in mezzo, è difficile capirne le dimensioni”.

Un’osservazione banale, ovvio, ma non per questo meno acuta: se ti concentri su un particolare, spesso non cogli la visione d’insieme. In questi giorni in cui il campionato italiano ha smesso di essere bello ed avvincente, tutti siamo concentrati sul particolare della diatriba Bonucci-Higuain, ed abbiamo perso completamente di vista lo stato generale del campionato italiano. Forse, mettendo insieme una serie di “particolari”, riusciremo a vedere “la foresta”.

Stagione 2011/12. E’ il primo anno di Conte. La Juve parte dietro le quinte, ma chiude il campionato da imbattuta. Il primo sarà lo scudetto degli Invincibili. Non so se sia un record o meno; certo non c’è bisogno di sottolineare l’eccezionalità dell’evento. Il Milan, secondo, perse sei volte.

Stagione 2012/13. Il Milan vende Ibrahimovic e Thiago Silva, dando subito un chiaro segnale, l’Inter sbaracca vendendo mezza squadra, la Roma fa all-in sul ritorno di Zdenek Zeman, il Napoli cede la stella Lavezzi; la Juve invece aggiunge Paul Pogba ed Asamoah alla rosa degli invincibili. Col senno di poi, non è che ci volesse molto a capire come sarebbe finita. Ed infatti al Napoli non bastò stabilire il suo miglior risultato nella massima divisione con 78 punti: la Juve condusse la stagione in testa dalla prima all’ultima giornata.

Stagione 2013/14. Il Napoli cede la sua stella Cavani, la Roma cede Marquinhos e Lamela, Jovetic lascia la Fiorentina, i rossoneri rinforzano il reparto arretrato con Silvestre e Vergara, l’Inter con Campagnaro; la Juve invece cambia l’attacco aggiungendo Tevez e Llorente. Ovviamente sto un po’ romanzando (ma mica poi tanto), ma già si intuiva il finale. La Juventus stabilisce tutta una serie di record: con 102 punti raggiunge il primato assoluto nei campionati italiani, con 106 reti segnate eguaglia anche il proprio record risalente all’annata 1992/93, stabilisce il nuovo ed imbattibile primato di 19 vittorie casalinghe su 19 gare e con 33 partite vinte su 38 batte il record di successi totali nel corso di una stagione, superando le 30 ottenute dai nerazzurri di Mancini del 2006/07. Come il Napoli l’anno prima, una Roma al suo primato di punti deve accontentarsi della piazza d’onore.

Stagione 2014/15. Un attimo di apprensione per l’addio di Conte, ma poi tutto come al solito. Il Milan mette sotto contratto gli svincolati Alex e Ménez e riscatta il difensore Rami dal Valencia, l’Inter potenzia il proprio centrocampo con gli arrivi di M’Vila e Medel, rispettivamente da Rubin Kazan’ e Cardiff City, la Roma sostituisce il centrale difensivo Benatia, ceduto al Bayern Monaco, con Yanga-Mbiwa dal Newcastle e Manolas dall’Olympiakos; la Juve invece prende Evra dal Manchester United e Morata dal Real Madrid. Il campionato dura più o meno fino alla sosta invernale: da lì in poi una “noiosa” passeggiata fino al traguardo. Alla fine, diciassette punti di distacco sulla seconda e la vittoria della decima Coppa Italia sanciscono una supremazia mai in discussione. Quattro scudetti consecutivi come ai tempi del Quinquennio d’oro; titolo assegnato con quattro giornate d’anticipo come mai prima nell’era dei tre punti; primi ed unici nella storia del calcio italiano a mettere assieme un filotto di quattro scudetti in due periodi distinti. E ho dimenticato sicuramente qualcosa.

Stagione 2015/16. Per la prima volta negli ultimi anni la Juve vede partire i suoi pezzi da novanta: Pirlo, Tevez e Vidal lasciano la Vecchia Signora. Il mercato però è come sempre di prim’ordine: Paulo Dybala viene sottratto alla concorrenza di tutte le altre pretendenti italiane mettendo sul piatto 40 ml e un prestigio ineguagliabile, a centrocampo arriva dal Real Madrid il campione del mondo Sami Khedira, Mandzukic dall’Atletico Madrid, Alex Sandro dal Porto, Cuadrado dal Chelsea. Un mercato che, di nuovo, non è paragonabile a quello di nessuna delle concorrenti nostrane. Un po’ di apprensione per un avvio balbettante, ma poi la Juve spacca in due il campionato, conquistando l’enormità di 61 punti su 63 disponibili (20 vittorie ed un pareggio in 21 gare), aggiornando il nuovo record di 15 vittorie consecutive e consentendo a Buffon di togliersi lo sfizio di restare imbattuto per 974 minuti. Un numero decisamente alto di infortuni, prestazioni balbettanti ad inizio stagione, un po’ di appagamento dopo un anno trionfale, alcuni episodi arbitrali sfortunati (non dimentichiamo che i pareggi casalinghi con Chievo e Frosinone e la sconfitta a Sassuolo furono macchiati da gravi errori arbitrali subiti dalla Juventus; tanto per dire che non capita solo agli altri!) e soli 12 punti in 10 giornate avevano indotto gli avversari a credere che questa potesse essere una stagione diversa dalle precedenti: sembrerebbe di no.

Insomma, non mi pare che lo strapotere di questa squadra possa essere messo in discussione. Una sconfitta può essere solo figlia di eventi eccezionali, la vittoria invece è l’epilogo naturale.

A questo punto, tutti gli antijuventini normalmente belano: “eh ma la Cempionslig”.

E ma cosa, di grazia? Inutile che citiate in continuazione i fasti del passato: io ve lo dico, sembrate quei vecchietti che raccontano con tristezza e rassegnazione di quando loro erano giovani. Ogni epoca fa storia a sé, ed in quest’epoca nessuna italiana sta facendo meglio della Juve.

Champions League 2012/13. La Juventus chiude prima il girone di qualificazione, togliendosi pure qualche sfizio contro i campioni in carica del Chelsea, supera gli ottavi e viene eliminata ai quarti dal Bayern Monaco, che poi andrà a vincere la Coppa, dopo aver regolato anche il Barcellona per 4-0 e 3-0. Nello stesso momento, il Milan dalla gloriosa tradizione europea riesce nell’impresa di qualificarsi secondo in un girone con Malaga, Zenit San Pietroburgo ed Anderlecht, salvo poi farsi eliminare agli ottavi dal Barcellona, subendo un perentorio 4-0 al ritorno. Le altre italiane impegnate in Europa League fanno pure peggio: Napoli fuori ai sedicesimi, eliminato dal Viktoria Plzen con un parziale di 0-5; Inter fuori agli ottavi, Lazio battuta ai quarti dal Fenerbahce.

Champions League 2013/14. Ancora una volta la Juventus si trova ad aver a che fare con i futuri vincitori della competizione: questa volta ai gironi trova il Real Madrid e maldestramente non si qualifica agli ottavi, retrocedendo in Europa League. Stessa sorte tocca al Napoli, mentre il Milan si qualificherà per gli ottavi, dove chiuderà la sua avventura, eliminato dall’Atletico Madrid. Retrocessa in Europa League, la Juve raggiungerà le semifinali; il Napoli non andrà invece oltre gli ottavi, come la Fiorentina, eliminata proprio dalla Juve, mentre la Lazio chiude ignominiosamente la sua avventura ai sedicesimi, ad opera del Ludogorec.

Champions League 2014/15. La Juve arriva fino alla finale, salvo doversi arrendere allo strapotere del Barcellona. La Roma non supera i gironi ed è retrocessa in Europa League, non prima di aver registrato un’epocale sconfitta casalinga per 1-7 ad opera del Bayern Monaco. Il Napoli nemmeno partecipa, eliminato nei preliminari dall’Athletic Bilbao. In Europa League i risultati delle italiane non sono comunque migliori di quelli della Juve: Inter, Torino e Roma eliminati agli ottavi (ad opera rispettivamente di Wolfsburg, Zenit San Pietroburgo e Fiorentina); Napoli fuori in semifinale, sconfitto dal Dnipro, Fiorentina eliminata dal Siviglia con un complessivo 0-5. Il sogno della finale tutta italiana svanisce in un lampo e l’unica italiana tutta in finale è la Juventus.

Champions League 2015/16. Anno nuovo, vecchia storia. La Lazio non riesce neanche a superare i preliminari; la Roma passa a stento il girone dopo aver perso un set sul campo del Barcellona, solo per essere battuta dal Real Madrid con un complessivo ed inappellabile 0-4; la Juve arriva agli ottavi e viene sconfitta dal Bayern Monaco, dopo averlo costretto ai supplementari all’Allianz Arena. In Europa League le altre italiane riescono a fare pure peggio: Fiorentina e Napoli fuori ai sedicesimi, Lazio eliminata agli ottavi dallo Sparta Praga, con una bruciante sconfitta casalinga per 0-3. Insomma, se Atene non ride, certo la Sparta antijuventina piange lacrime amare.

A leggere i nomi di certi squadroni, che hanno eliminato le italiane che praticano “il più bel gioco europeo del campionato” (pluricit.), c’è da restare basiti.

Insomma, sono 5 anni che la Juventus mostra, nei confronti delle rivali italiane, uno strapotere sportivo senza eguali. In tutte le competizioni. E voi state qui a discutere di una giornata in meno ad Higuain, come se questo potesse fare la differenza. La supremazia della Juventus poggia su colonne talmente solide che sarà veramente difficile scalfirla, anche nei prossimi anni.

A livello economico infatti il solco è ancora più impietoso. I 350 ml di ricavi della Juventus sono inarrivabili per qualunque altra squadra italiana. Una potenza di fuoco (ingaggi più ammortamenti) di 250 ml rappresenta una montagna troppo ardua da scalare per chiunque in Italia.

Ed in futuro sarà pure meglio. Grazie alla partecipazione alla Champions League, la Juventus ha raggiunto una stabilità economica che le consente di pianificare il futuro con tranquillità, di investire sul mercato somme importanti e di non dover cedere i propri campioni per far quadrare i conti. La sola squadra in Italia che può vantare il merito di un Margine Operativo Netto positivo insieme alla Juve è il Napoli: solo che gli azzurri, con 130 ml di ricavi complessivi, si collocano ad un livello troppo basso per poter trattenere i costosi campioni. Lavezzi e Cavani sono stati i primi, Higuain sarà il prossimo. Dopo una stagione così batterà cassa e De Laurentiis si troverà nella scomoda posizione di dover fare un contratto di 5 anni, a 7/8 ml netti annui, ad un ventinovenne, rinunciando al contempo a 60/70/80 ml derivanti dalla sua cessione: come credete che finirà? La Roma, nonostante la partecipazione alla ChL, nonostante 30 ml circa di plusvalenze, chiude il conto economico a -40 ml: nella relazione accompagnatoria al bilancio c’è scritto che per far quadrare i conti venderanno i giocatori… L’Inter pare stia rispettando i vincoli del FFP, quindi chiuderà a -30 ml: senza gli introiti aggiuntivi della ChL, per rispettare i suddetti vincoli anche per il 2016/17, dovrà tagliare altri 30 ml di costi (leggi “liberarsi di ingaggi pesanti”) o mettere a bilancio ingenti plusvalenze (leggi “vendere giocatori”). Il Milan boh, non si sa cosa vuole fare, ma è l’unica squadra che, con una gestione oculata, potrebbe competere economicamente con la Juve: finché la gestione sarà questa, ci vorrebbe un miracolo…

Insomma, se a livello sportivo il gap è più che evidente, anche sul terreno economico non c’è partita.

Se poi ci innalziamo ulteriormente, per avere una panoramica ancora più ampia, noteremo che già dai primi anni novanta la Serie A era avviata ad essere come la Liga spagnola, ossia un torneo dominato da due sole squadre: Juve e Milan. Alcuni eventi eccezionali (la telefonata di Collina nella piscina di Perugia, il cambio in corsa della regola sugli extra comunitari, calciopoli) hanno deviato il fiume dal suo corso, ma oggi tutto è tornato alla normalità. Dal momento che il Milan si è auto eliminato, non resta che una sola vera pretendente al titolo finale: la Juventus. E se il Milan non si sbriga a rientrare nel giro, la Serie A è destinata ad assomigliare sempre di più alla Bundesliga, o forse addirittura alla Ligue 1 francese.

Veramente credete che la squalifica di Bonucci, lo sconto di pena per Higuain, un qualsiasi episodio arbitrale, una sconfitta o perfino la mancata vittoria di uno scudetto, potrebbero cambiare questa situazione? Sarebbe come pensare di poter disboscare l’Amazzonia usando un temperino… Neanche l’uso del naplam nel 2006 ha avuto gli effetti sperati: la foresta è ricresciuta più forte e rigogliosa.
La Juventus, oggi, in Italia, ha un solo rivale: se stessa. Se, come stava tentando di fare nelle prime giornate del campionato, non si auto elimina dalla competizione, non c’è speranza per nessuno. Pensateci, ne va della salute del vostro fegato.

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