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L’anima dello Stadium

Cinque anni fa avevo scritto un pezzo intitolato “Molto più di uno stadio“. Pezzo nel quale avevo evidenziato i numeri, allora impressionanti, realizzati dalla Juventus nelle partite casalinghe, sia in termini di risultati sul campo sia in termini finanziari. Eravamo alla vigilia della finale di Champions League, e il pezzo si concludeva così:

“Una fortezza pressoché inespugnabile, un investimento riuscito. Tutto vero, certo. E a Cardiff la squadra dovrà scendere in campo con quell’atteggiamento e quella consapevolezza dei propri mezzi già mostrati in tante occasioni allo Juventus Stadium. E la tifoseria dovrà dare alla squadra tutto il sostegno possibile, per farla sentire a casa e accompagnarla verso il risultato desiderato. In sostanza, a giocatori e tifosi servirà portare con sé, più che i numeri, soprattutto l’anima dello Juventus Stadium.”.

Dov’è finita ora l’anima dello Stadium? È cambiato solo il nome (da Juventus a Allianz)?
No, purtroppo in questi anni è cambiato quasi tutto. Non certo in meglio. E non dipende solo dagli effetti nefasti della pandemia, che comunque ha tenuto i tifosi lontani dagli stadi per un bel po’ di tempo. Probabilmente anche l’esagerato aumento dei prezzi di abbonamenti e biglietti (in un momento di crisi economica, aggravata dall’instabilità politica italiana e mondiale) da solo non basta a spiegare quanto accaduto.

Indubbiamente, il mercato al quale si rivolge la Juventus è diverso da quello delle altre squadre italiane.
Dei 12-13 mln di tifosi juventini, oltre 10 milioni sono in regioni diverse dal Piemonte. Circa l’85% del totale. Quindi, la maggior parte di coloro che vengono allo stadio è abituata a spendere molto già in termini di trasporti (treni, pullman, aerei) e di alloggio, pasti, etc… Per chi viene da fuori regione, un aumento del costo del biglietto o dell’abbonamento incide molto meno rispetto al resto.
Commercialmente, ci può stare che la Juve abbia fatto questo tipo di scelta. Solo commercialmente, però… Di fatto, il rischio diventa quello di non fidelizzare la tifoseria locale e, nel tempo, di disaffezionare coloro che “ci sono sempre stati”, anche quando c’era da farsi la serie B, anche quando le cose andavano male.

Alcuni fatti di questi anni sono poi stati determinanti nel creare una vera e propria frattura fra la società e il tifo organizzato.
Ricordiamo tutti il tentativo di coinvolgere la Juventus nell’inchiesta Alto Piemonte, con trasmissioni come Report (RaiTre) che insinuavano follie sul suicidio di Bucci, e con il Procuratore federale Pecoraro che inventava intercettazioni di Agnelli con la ‘ndrangheta, solleticando la Commissione Antimafia. E i consueti meccanismi mediatici. Se non ci sono fatti, inventa. Se non puoi dimostrare, alludi. Se non hai elementi, insinua. E così via.

Addirittura, con l’inchiesta Last Banner, si è arrivati a teorizzare una “strategia estorsiva volta a indurre i vertici della Juventus a modificare la propria politica in materia di biglietti ai gruppi ultras“. E, come spesso accade, sia dal punto di vista giudiziario sia da quello delle conseguenze pratiche, si è arrivati a fare di tutta l’erba un fascio, coinvolgendo anche persone palesemente al di fuori di certe dinamiche e facendo pagare a tutti il prezzo di determinate scelte.

Non so come finiranno le vicende giudiziarie conseguenti a quelle inchieste: ci penserà la Magistratura. Mi auguro comunque che, qualora emergessero delle responsabilità certe, a pagare sia solo chi ha realmente commesso dei reati.

Devo ammettere di essere assai poco appassionato alle guerre (fortunatamente solo dialettiche) tra curvaioli e pinguini. Tra chi vuole cantare, urlare e sbandierare e chi invece vuole godersi lo spettacolo sedendosi esattamente nel posto per il quale ha pagato il biglietto.
Lo stadio non è un teatro, di certo non lo è la curva, e questo credo (e spero) sia chiaro a tutti.
A teatro guardo lo spettacolo e, se mi piace, applaudo. C’è anche chi fischia quando qualcosa non gli piace. Ci sta: chi paga il biglietto per vedere uno spettacolo ha anche il diritto di non apprezzarlo.
Allo stadio invece ci vado perché voglio vedere la mia squadra vincere, non per apprezzare o meno lo spettacolo: allo stadio, in qualche modo sono io stesso parte dello spettacolo. A maggior ragione se sono in curva.

La squadra ha bisogno del tifo, e il tifo funziona soprattutto se organizzato. Di certo, spettacoli come quelli di Juve-Venezia o Juve-Atalanta, con 1500-2000 tifosi ospiti padroni dello stadio per l’intera partita (si sentivano davvero solo loro) sono, per uno juventino, davvero deprimenti.
Il problema diventa evidente, anche in riferimento alle sue conseguenze sul campo, soprattutto se si considerano con un po’ di attenzione i numeri degli undici anni di vita dello Stadium e, in particolare, delle ultime due stagioni, quelle nelle quali il tifo organizzato è praticamente scomparso.


Nei suoi primi nove anni di vita, lo Stadium è sempre stato teatro della premiazione per lo scudetto. In quelle nove stagioni, considerando tutte le competizioni, la Juventus ha perso in casa un totale di 11 partite. Ne ha invece perse in casa altre 9 negli ultimi due anni. Un peggioramento significativo.
Se si guarda la media punti rispetto alle partite giocate, il dato diventa allarmante. Ci sono state stagioni sensazionali, come il 2013/14 (4 pareggi in 27 partite, con una media punti di 2,70) e il 2016/17 (3 soli pareggi in 28 partite, media 2,79). La media complessiva nei 9 anni scudettati è stata pari a 2,54 punti/partite. Nelle ultime due stagioni, la media punti è stata pari a 2,17.

In termini pratici, la differenza sul campo nelle partite casalinghe tra i primi 9 anni e gli ultimi 2 è pari a 9-10 punti per stagione. Non poca cosa.
Quanto alle reti fatte e subite, negli ultimi 2 anni la nostra squadra in casa ha segnato in media 8 reti in meno e subito 8 reti in più rispetto alle 9 stagioni precedenti.
Quindi, in casa, 9-10 punti in meno l’anno e una differenza reti peggiorata di 16 goal a stagione. Brutti numeri, numeri che non credo ci possiamo permettere per le prossime stagioni.

Ovviamente, l’assenza del tifo organizzato non basta da sola a giustificare simili differenze tra le prime 9 stagioni e le ultime due. Ma i numeri sono numeri.
Non sarebbe male ritrovare, oltre che sul campo, anche sugli spalti l’anima dello Stadium. Credo che a tutti piacerebbe rivivere quel tifo. E non importa se i protagonisti saranno gli ultras, i curvaioli, i club Doc, i semplici tifosi o le famiglie… sarebbe comunque bello se fossero tutte queste componenti insieme. Si vocifera di nuovi gruppi, o di nuovi accordi con i vecchi gruppi. Dipenderà anche dalle decisioni della società. Ognuno, se vuole, può fare la sua parte, società compresa.
Basta remare tutti nella stessa direzione.

“Quando vado in curva, prima di iniziare la partita, dico sempre ai ragazzi: qua non deve essere la Juve che vince, ma dobbiamo farla vincere noi… dobbiamo far prendere paura ai giocatori avversari col nostro tifo. I ragazzi li dobbiamo caricare al massimo, dobbiamo gridare 90 minuti su 90”.
(Beppe Rossi)

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