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Il più grande allenatore italiano di tutti i tempi: Marcello Lippi

E’ passato quasi sotto silenzio un evento che invece avrebbe meritato ben altra cassa di risonanza. L’addio alla carriera di allenatore di un monumento vivente, probabilmente il miglior Mister italiano di tutti i tempi. Uno che ha vinto tutto. E quando dico tutto intendo proprio, ma proprio, tutto: 5 Scudetti (1995, 1997, 1998, 2002, 2003), 1 Coppa Italia (1995), 4 Supercoppa Italiana (1995, 1997, 2002, 2003), 1 Champions League (1996) riuscendo ad arrivare in finale per tre volte consecutive e quattro in totale, 1 Coppa Intercontinentale (1996), 1 Supercoppa UEFA (1996), 1 Campionato del Mondo (2006), 2 volte Panchina d’Oro (1995 e 1996), 2 volte Miglior Allenatore dell’anno IFFHS (International Federation of Football History & Statitstics nel 1996 e nel 1998), 1 volta Allenatore dell’anno UEFA (1998), 1 volta Allenatore dell’anno World Sooccer (2006), 1 volta Commissario Tecnico dell’anno IFFHS (2006), 3 volte Oscar del Calcio AIC come miglior allenatore (1997, 1998, 2003), inserito nella Hall of Fame come Allenatore Italiano nel 2011. Questo solo relativamente alla Juventus ed alla Nazionale di calcio Italiana. A fine carriera ha deciso di andare a divertirsi in Cina, nel Guangzhou Evergrande, squadra di Canton, vincendo 3 Chinese Super League (lo Scudetto cinese, per intenderci, nel 2012, 2013, 2014), 1 Coppa della Cina nel 2012, e 1 AFC Champions League (la Champions asiatica, nel 2013). Il CONI gli conferì la Palma d’Oro al Merito Tecnico e nello stesso anno (sempre il 2006) venne insignito dell’Onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Se digitate su Google “Marcello” uno dei primi suggerimenti che otterrete, assieme ad un grandissimo del cinema come Mastroianni, sara sicuramente “Marcello Lippi“.

Lippi è stato uno degli allenatori più bravi del mondo. E’ dura parlare al passato ma come disse Giovanni nella sua prima lettera agli Apostoli “sic transit gloria mundi”, per ricordarci di quanto siano effimere le vicende umane. Lippi ha incarnato appieno la famosa juventinità, fatta di pragmatismo, pochi fronzoli, di essenzialità, di applicazione, di competenza, di professionalità. Poca, pochissima simpatia, come è giusto che sia nel mondo del calcio. Vincere non è uno scherzo e per ridere e scherzare c’è sempre il carnevale, magari proprio quello di Viareggio. Il toscano, d’altronde, amava festeggiare a maggio, cosa che capitava praticamente sempre quando era al timone della Juventus. La Triade costruiva la squadra, lui pensava esclusivamente ad allenare a mettere in campo i giocatori con l’unico obbiettivo di superare l’avversario.

Lippi è stato forse il primo e unico allenatore nella storia della Juventus ad esportare in Europa quella mentalità vincente che i bianconeri hanno sempre dimostrato di possedere in campionato. Con Marcello si scendeva in campo per vincere, pochi cazzi. A Reggio Emilia come a Manchester, a Bari come a Madrid non c’era alcuna differenza nell’atteggiamento della squadra. Unici nei in carriera le tre finali di Champions perse (ognuna con una sua storia), la sfortunata parentesi alla seconda squadra di Milano ed il fallimentare ritorno in Nazionale dal 2008 al 2010. Lippi ha dimostrato di saper allenare qualsiasi tipo di giocatore, dai più turbolenti come Davids e Montero ai più talentuosi come Zidane e Del Piero, ai più carismatici come Vialli e Conte, facendoli rendere al meglio delle loro potenzialità sempre e comunque. Il modulo cambiava spesso in base agli uomini ed alle esigenze sia nell’arco di una stagione che all’interno della stessa partita: tridente o due attaccanti, difesa a tre o a quattro, centrocampo in linea o con il trequartista, insegnare diversi sistemi di gioco non era un problema. Con il suo sguardo di ghiaccio alla Paul Newman e l’immancabile sigaro scrutava il campo riuscendo a stabilire un feeling ineguagliabile con la partita e le situazioni di gioco. Grazie a questo suo fiuto era il migliore nel ribaltare la gara con i cambi: fuori una punta, dentro un centrocampista, fuori un difensore dentro un attaccante e il gioco è fatto. Quello che ha rappresentato a livello tecnico il “Tiro alla Del Piero” a livello tattico potrebbe essere rappresentato dal “Cambio alla Lippi”. Gente come Porrini, Carrera e Torricelli è riuscita a vincere una caterva di trofei anche grazie a Lippi.

Moggi faceva e disfaceva la rosa per esigenze di bilancio ma il suo metodo era sempre lo stesso. Gli indubbi meriti del DG non vanno trascurati ma la mano del viareggino era ben visibile sul prato, questo è fuori discussione. Alex Ferguson disse di quella Juve che “Era una squadra di vertice con giocatori come Boksic, Davids, Del Piero… Avevano talento ed erano anche una squadra che lavorava duro”. A Ryan Giggs  chiesero se ricordasse l’Italia e lui rispose “La Juve, soprattutto. Addosso ho ancora i segni di Ciro Ferrara. Per un attaccante affrontare un’italiana resta il top, la vera prova del nove. Ferrara, Montero, Bokšić, Del Piero: dopo sapevi di aver giocato al massimo”. Lo stesso Giggs ammise “Quando abbiamo giocato per la prima volta la Champions League loro [la Juventus] erano la squadra migliore, loro erano quelli che aspiravamo a essere”. Il rispetto e l’ammirazione degli avversari sono la testimonianza di quanto le Juventus di Lippi fossero temute per la voglia di vincere, la tecnica, l’organizzazione, l’aggressività e l’accortezza tattica.

Tutti ricordano la finale di Champions del 1996 e la seguente Intercontinentale ma Il capolavoro, la vera perla della stratosferica carriera di Marcello Lippi resta il mitico 3-1 rifilato al Real Madrid dei “Galacticos” nel ritorno di semifinale di Champions League il 14 Maggio 2003 al Delle Alpi. Quella resta, probabilmente, la partita più spettacolare disputata dalla Juventus nella sua storia, in rapporto alla forza dell’avversario. Parliamo di Casillas, Salgado, Hierro, Helguera, Roberto Carlos, Guti, Cambiasso, Conceiçao,  Figo, Zidane e Raùl. Dalla panchina subentrarono Mc Manaman e il Fenomeno Ronaldo. Parliamo di una squadra stellare, affrontata con tanti campioni come Del Piero, Nedved, Trezeguet, Montero, Buffon, Zambrotta, Thuram e Davids, Conte e Camoranesi ma anche con Tacchinardi, Birindelli, Pessotto e Tudor, non certo dei fuoriclasse.

Dice, dunque, addio al calcio “allenato” uno dei più grandi personaggi di sempre, che ha segnato un’epoca di ritorno alla vittoria dopo anni di purgatorio per la Juventus e per la Nazionale. Uno che ha fatto scattare la scintilla della passione nei tifosi, uno che è riuscito a riempire uno stadio gelido e scomodo come il Delle Alpi, uno che ha segnato l’infanzia di molti gobbi, uno juventino che ha portato in giro per il mondo i nostri colori, sempre a testa alta, senza mai cercare alibi per le sconfitte, utilizzando le delusioni per trovare nuovi stimoli e sfruttarli nella rincorsa alla prossima vittoria, quella più bella, quella che deve ancora venire.

E allora, ad uno così, possiamo solo dire grazie. Grazie di tutto mister. Grazie al miglior allenatore italiano di tutti i tempi, l’Allenatore per eccellenza della Juventus. Con la A maiuscola.

Semplicemente grazie, Marcello Lippi.

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