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“Caro Isla ti scrivo…”

Caro Mauricio Isla ti scrivo perché mi sembra sia giunto il momento per farlo.

E’ da un po’ di tempo che volevo dedicarti due righe due, da dove cominciamo?
Direi dallo scorso anno, per la precisione dal mese di luglio.
Come un fulmine a ciel sereno una sera tuttosport anticipò, azzeccandoci per la prima volta, il tuo passaggio alla Juve insieme ad Asamoah.
Rimasi sorpreso: un vero e proprio blitz, seppur pagato lautamente, e tu che parevi destinato ai prescritti di colpo entravi a far parte della nostra grande famiglia gobba.

Ricordo i commenti: “Ragazzi, appena si riprende dall’infortunio questo toglie il posto a Lichtsteiner!” oppure “Non capisco perché sia stato preso anche quel paracarro di Asamoah, ma Isla è davvero forte!” o anche “Perfetto, ora sulla fascia destra siamo a posto. Manca il top player davanti e poi possiamo puntare alla Champion’s”.
Insomma, l’entusiasmo era alle stelle, certo si sperava arrivasse prima Van Persie (sic) ma di fatto era un bell’inizio di mercato. Arrivò il giorno delle visite mediche con Asamoah, le dichiarazioni e fotine di rito alla Fornaca ma poi, stranamente, cominciò a circolare una strana intervista che avevi rilasciato a dei media cileni.
Io non gli detti tanto credito, erano le solite manipolazioni dei media: che senso aveva dire, pressappoco, “il mio sogno un domani è giocare nel Real Madrid” quando eri appena passato dall’Udinese alla Juventus? Altri storsero subito il naso, io lasciai perdere…

L’estate passò, tra il tormentone top player e la vicenda Conte non avemmo tanto tempo da dedicarti, almeno fino a quando un giorno giocasti una partitella con la primavera. Anche lì ricordo tanti messaggi, quasi commoventi, di incoraggiamento da parte dei tifosi con l’augurio di rivederti presto sul campo principale. E il rientro avvenne.
Spezzoni di partita, qualche segnale di incoraggiamento e la sensazione che piano piano saresti tornato quel fenomeno di Udine, almeno fino alla maledetta partita di Milano contro i meravigliosi (o presunti tali).
Tre giorni prima c’era stato il trionfo contro il Chelsea in casa, l’ipoteca sul passaggio del turno, un po’ di relax e una squadra assente in campo, ma ciò non mi faceva comunque comprendere ciò che combinasti quella sera: ricordo benissimo che quando battesti bene un fallo laterale pensai “almeno questo non l’ha sbagliato!”, per il resto anche i passaggi elementari proprio non ti riuscivano.
Sarò onesto, quella sera qualcosa si incrinò: va bene avere paura, va bene non esagerare con corsa e dribbling, ma almeno i passaggi azzeccali. E invece niente, cross sbilenchi, avversari mai saltati e, colmo della sfiga, quel tocco di ascella che l’arbitro ritenne mostruosamente proibito, condannandolo con il rigore per il Milan, inaugurando la fortunata stagione dei penalty rossoneri…

Comunque continuai a darti fiducia, in fondo anche Platini il primo anno fino a febbraio non ingranò salvo poi diventare il più grande giocatore della Juve di tutti i tempi e poi finché un giocatore indossa la maglia bianconera io lo sostengo.
Però, che ti devo dire, le partite si susseguivano e di progressi non ne vedevo, sempre contro il Milan in Coppa Italia ti mangiasti un gol che avrebbe segnato anche Pacione, nelle altre partite te ne stavi relegato sulla destra mentre il tuo connazionale Vidal spadroneggiava accanto a te distribuendo palloni, sradicandoli dai piedi avversari e inserendosi felicemente per segnare.
Sarò sincero, i dubbi cominciavano a venire anche a me, sui forum in tanti ormai ti consideravano un bidone e maledicevano il buon Beppe per l’enorme cifra stanziata per il tuo acquisto, ma la fiducia continuavo a dartela; certo, diciamo che mi sentivo come Mandrake in “Febbre da cavallo” quando diceva al Pomata “Ah Pomà, me sento un tantinello preoccupato…” durante la corsa di Cesena, ma cercai di non farci caso.
Poi nei mesi successivi tribuna, panchina, ri-tribuna, ri-panchina…ahia, questo voleva dire solo una cosa: Conte proprio non ti vedeva. Pessimo segnale.

Amen, pensai, non è andata, vediamo almeno di darlo via a un buon prezzo, ma a chi?
E qui arriviamo al crollo.
Finisce il campionato, le ultime giornate le giochi da presente assente ma va bene lo stesso, un saluto, una stretta di mano ed amici come prima.
Ma tu cosa mi combini?
Nel bel mezzo della nostra estasi teveziana e llorentiana (o llorientana per dirla alla Conte) tu te ne esci fuori con frasi del tipo “voglio giocare di più” o “l’inter come squadra mi andrebbe bene”. E poi ci si mette anche il tuo procuratore dicendo “ha bisogno di giocare” e chiedendo in soldoni di cederti…
Manco una parola di scusa per le pessime prestazioni o un ringraziamento ai tifosi per il sostegno, esigi solo di essere ceduto.
Eh no caro mio, ora basta!
Ti abbiamo accolto a braccia aperte, ti abbiamo coccolato, aspettato, incoraggiato, abbiamo esultato per un passaggino riuscito in orizzontale, abbiamo sopportato la tua indolenza sperando in un miglioramento e ora ci liquidi così scaricandoci e promettendoti ai prescritti?
No no no no, se permetti dopo tutto quello che è successo siamo noi che abbiamo il diritto (e il dovere) di mandarti gentilmente e qualunquemente a quel paese.
Ma fino a quando tu rimarrai un giocatore della Juve evita dichiarazioni infelici e soprattutto vedi di impegnarti evitando altre figuracce come quella di ieri sera contro la tua, presumo, futuro squadra.
E se vuoi sbagliare il rigore apposta mettici un po’ più di mestiere e fallo risultare più credibile.
Grazie.
Un saluto.
PS. Ciò non toglie che i fischi che ti hanno accompagnato il giorno della prima partitella non li meritavi.

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