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Mercato Juve. Completare il disegno

Partiamo dall’attualità. Nell’ultima di campionato, abbiamo pareggiato per l’ennesima volta  prolungando così una striscia di risultati non certo esaltante. I vari pareggi che si sono succeduti, ma anche la vittoria con il Toro, hanno a mio avviso un minimo comune denominatore: l’alternanza schizofrenica fra bel gioco e brutti passaggi a vuoto, ottime e pessime mezzore, prestazioni scintillanti e poco presentabili figure.

Trovare le giuste cause di un problema, come sempre, significa il più delle volte risolverlo. A questo proposito, le analisi che Allegri ha fornito prevalentemente nei post-gara mi hanno abbastanza convinto. La squadra conosce perfettamente come muoversi e cosa fare quando occorre e/o è possibile “schiacciare” l’avversario, sa in altre parole “andare forte”: le soluzioni di gioco e tattiche funzionano, le distanze vengono rispettate, le caratteristiche dei singoli esaltate. E’ ovvio, però, che non è possibile affrontare tutti i novanta minuti con tale approccio e, a maggior ragione, più gare in serie.

Serve saper gestire. Spero di non venir frainteso: ciò di cui si parla prescinde dal risultato, è saper dosare le forze, riferito a se stessi, o quando occorre saper leggere i ritorni e gli sfoghi, riferito all’avversario. In questo contesto, il saper chiudere o meno le partite è solo parte del problema più generale di saper gestire i vari momenti della partita con gli strumenti adeguati al caso. Cosa non sa fare la Juve? O meglio, dove non eccelle come in altri aspetti? Tornando alle diagnosi del mister, Allegri fa chiaro riferimento alla qualità del possesso palla, fortemente collegata alla tecnica delle giocate ed al tasso di fosforo in campo. E’ il possesso palla (di qualità) a permetterti di dare i ritmi desiderati al match e, innanzi tutto, di togliere letteralmente il pallino del gioco agli avversari anche quando tatticamente o fisicamente non ti senti più in grado di spingere al massimo.

Per quanto mi riguarda, tale stato di cose lo considero un problema atavico. Era un problema della Juve di Conte e lo è della Juve di Allegri. Semplificando, quando non si è stati in grado di andare a tavoletta, il castello è (spesso) caduto.

Ora, inutile nascondere che il fattore di cui stiamo discutendo ha una correlazione non indifferente con un nome e cognome ben preciso: Andrea Pirlo. E’ sempre stato lui a darci una mano su queste variabili; è sempre stato lui a sobbarcarsi tale fardello, anche in momenti critici. I vari Tevez, Vidal o chi per loro, lo hanno affiancato ma più che altro dal punto di vista emotivo, essendo fattori determinanti quando c’era da suonare la sveglia, non certo quando c’è stato da ragionare. Andrea Pirlo ha sempre avuto ed ha un’importanza troppo esclusiva. E’ arrivato forse il momento di dargli una mano.

Secondo l’allenatore livornese, la Juve farà un sostanziale salto competitivo nel momento in cui acquisirà la capacità di gestire momenti della partita diversi con gli opportuni strumenti tattici, tecnici e agonistici. Sappiamo andare al galoppo, ma non trottare o, addirittura, andare al passo quando occorre. Allegri stesso, come abbiamo accennato prima, ha posto come obiettivo primario innalzare la qualità del possesso palla per essere più competitivi in modo importante.

Tale assunzione non è solo figlia di un’analisi della situazione bianconera, è anche parte integrante della sua idea di calcio. Ed è giusto che sia così. C’è una bellissima intervista rilasciata dal conte Max non più di un paio di mesi fa in cui il mister identifica in tale elemento la principale causa di arretratezza del calcio italiano rispetto al calcio europeo. Dunque non già nell’intensità o nell’atleticità, chiavi di lettura che vanno per la maggiore quando si cerca di spiegare il gap di competitività del calcio nostrano.

La mia opinione? concordo pienamente con tale assunzione. A mio avviso Allegri ha pienamente centrato il problema, il tassello che manca alla Juve per potersela giocare anche in Europa. Per inciso, non so se Allegri sia in grado di guidare la squadra bianconera in questo percorso di crescita, ma tale tematica è sia fuorviante, sia altra rispetto ai temi che ci siamo posti di trattare.

Riprendiamo il filo tornando all’attualità, questa volta rivolgendoci al calciomercato. Le soluzioni per incidere in maniera significativa nel quadro sopra esposto non sono moltissime. Occorre trovare profili che sappiano trattare la palla ed i ritmi di gioco. E dunque Sneijder. Se rombo e relativo trequartista deve essere, non vedo alternative percorribili che diano maggiori garanzie dell’olandese. Se lui fosse anche solo il 75% del calciatore di quattro anni fa, basta e avanza. E se ci focalizziamo sull’ultimo mondiale, sembrerebbe ancora in grado di incidere ad alti livelli in maniera significativa. Ma l’esperienza mi insegna che il campionato del mondo è una manifestazione troppo sui generis per trarre conclusioni.

L’unica mia perplessità è di natura tattica. La Juve può permettersi, in un rombo di centrocampo, di avere contemporaneamente in campo Pirlo e Sneijder? Perché se così non fosse, sommato al fatto che l’orange non può giocare la champions, bisogna stare attenti alla logica dell’operazione. Per salvare capra e cavoli, si potrebbe pensare ad un 4321, con Sneijder affiancato a Tevez. Si innalzerebbe così considerevolmente la materia grigia in campo, si aggiungerebbe un uomo alle rotazioni di centrocampo permettendo di far rifiatare uno fra i nostri fab four, si garantirebbe un maggior equilibrio anche in fase di non possesso. In questo senso, si potevano cercare profili meno connotati tatticamente come l’olandese, per l’appunto trequartista puro.

Ma occorre tener presente e soddisfare in ogni modo la visione dell’allenatore. Se Allegri ha in mente un rombo con trequartista, è giusto che la Juventus faccia di tutto per fornire alla rosa un profilo rispondente a questo bisogno. La strada intrapresa è quella giusta, è giusto compiere quei passi che portano a compimento il disegno tattico del mister, anche a costo di qualche sacrificio.

Entro i limiti della ragionevolezza, è il momento che la Juve a mio avviso non lesini gli sforzi e, sul mercato, non si tiri indietro. In un modo o nell’altro, c’è un’importante casella da riempire. Serve farlo con determinazione e con qualità. Non facile.

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