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Noi, quelli della bruschetta nell’occhio

Prologo

“Ehi guardate un po’ chi si rivede? Hai la faccia di legno, dove cazzo eri finito?”
“No, è che c’ho un esame in ballo e poi non son stato molto bene!”
“Dicci cos’hai avuto di preciso!”
“Mah, m’ha detto il medico c’ho le papille gustative interrotte.”
“Eh?”
“Si, poi c’ho un gomito che mi fa contatto col piede…mio padre è rimasto chiuso nell’autolavaggio.”
“Cosa?”
“No, è che ho delle storiacce con la tipa…”
“Ah! Lei ti ha dato il due di picche!”
“Ma no che cosa dite? Lei mi è molto affezionata, solo che ha delle storie col suo tipo che la rendono infelice, e siccome a lei ci tengo più che a me, ho parlato al suo ragazzo l’ho convinto a ritornare da lei!”
“Ma non starai mica piangendo?”
“No, è che mi è andata una bruschetta nell’occhio!”
(Elio e le Storie Tese – Servi della gleba)

I Atto – Se son rose appassiranno

Vi è mai successo di corteggiare con successo la ragazza (o ragazzo, da ora in poi è sottinteso sennò invece di un articolo mi sembra di scrivere un modulo degli uffici pubblici) più bella della scuola?
Quella dalla bellezza stratosferica per cui tutti ti danno per spacciato, del tipo “Ma che ci provi a fare? E’ troppo bella per te!”, e invece lei si innamora di te?
Naturalmente a me non è mai successo, quando mi dicevano che una era troppo bella per me in effetti andava a finire con un due di picche, ma ad altri più fortunati di me (e non necessariamente fichissimi) si, è capitato.
Ma il destino spesso è beffardo, e capita quello che non deve capitare: tu sei innamorato follemente di lei, anche lei lo è di te, va tutto bene ma…ad un certo punto torna lui, il suo ex fidanzato a rompere le uova nel paniere.
All’inizio la prende larga: dice che è contento per lei, è una bella coppia affiatata, si merita tutta questa felicità dopo che lui l’aveva fatta soffrire ecc…
Cazzate.
Dopo poco infatti torna alla carica: ha capito l’errore, vorrebbe un’altra chance, eravamo una bella coppia, torna da me, non ho amato nessun’altra come te e bla bla bla.
E come va a finire?
Che lei, dopo averci riflettuto più volte (perché tu le hai detto “Prenditi tutto il tempo per pensare” ed intanto muori dentro), capisce di essere ancora innamorata dell’altro e, dopo una breve telefonata, ti scarica e torna da lui.

II Atto – C’eravamo tanto amati Carlos

Ecco, tra la Juventus e Tevez è successo proprio questo.
La Juve nel 2013 era proprio il ragazzo di cui sopra: interessante, intraprendente ma di sicuro senza quel fascino tipico dei cosiddetti “pezzi di fighi” alias Real Madrid o Paris St. Germain.
E Tevez era se non la più bella della scuola, una moooolto bella. Certo, negli ultimi tempi si era lasciata un po’ andare ma il fascino rimaneva intatto.
La Juve poi, a differenza delle altre squadre, stravedeva per Tevez e sapeva di essere la squadra giusta per lui, per rilanciare la sua carriera che stava volgendo verso il viale del tramonto.
Poche partite nell’ultimo anno al City, soldi ne aveva già a palate, magari avrebbe potuto strappare un mega contratto negli Emirati Arabi ma…c’era un ma: aveva 29 anni, mica 36 o 37, qualcosa ancora bruciava dentro, per cui valeva la pena provare.
E la Juve, poche storie, quel fuoco gliel’ha fatto riaccendere subito.
Gli concede la maglia numero 10, da lui richiesta ed indossata in passato da campioni come Sivori, Platini, Baggio e Del Piero (totale 5 palloni d’oro e aggiungiamoci anche quello del 1996 regalato a Sammer ma che doveva finire ad Alex), gli fa capire subito che di questa squadra diventerà il leader ma…il tutto se lo deve sudare.
E lui piano piano si inserisce alla grande in quel meccanismo ben oliato e collaudato, prima in allenamento e poi in partita: zero storie, dedizione totale alla causa, in campo trascina la squadra verso il 32esimo scudetto e diventa l’idolo dei tifosi.
L’estate dopo la rivoluzione: via Conte, arriva Allegri e le cose per lui migliorano.
Max semplicemente gli dice: “Da centrocampo in su è territorio tuo, fai quel cazzo che ti pare, parti da dove vuoi, l’attacco è roba tua” e lui raccoglie al volo l’offerta diventando il vero faro della squadra. Anche nelle partite più ostiche possiamo stare tranquilli, tanto la palla arriva a lui e qualcosa si inventa, come quel gol al Parma che ci lascia a bocca aperta o come quello al Genoa che sblocca una partita altrimenti rognosa e difficile da portare a casa.
E poi la notte di Dortmund, la sgroppata in semifinale che ci procura il rigore da lui trasformato e…ecco, lì succede qualcosa. Sostituito da Allegri ad un minuto dalla fine lui non la prende bene e gli dedica un bel “cagon” all’uscita subito colto dai media di mezzo mondo, non propriamente un complimento.
Noi non ci facciamo caso, o meglio non vogliamo farci caso in una serata magica come quella.
Però è vero che nelle ultime partite sta andando piano, rende poco: bah, di sicuro ha dato così tanto in tutto l’anno che ora è in deficit di benzina, ma a Berlino vedrete come andrà. E non stiamo dietro alle chiacchiere dall’Argentina, ha un contratto e sicuramente lo rispetterà, è un giocatore serio!
Infatti a Berlino non entra in partita, ma questo succedeva anche a Platini, la Coppa la vince il Barca e nei giorni successivi, dal ritiro dell’Argentina (a proposito, grazie alle belle prestazioni in bianconero torna pure in nazionale), fa capire che tornerà al Boca, suo primo grande amore, e tanti saluti alla Juventus.
Il sogno finisce, così, con una telefonata tra il manager e la società.

III Atto – Ciò che poteva essere, ciò che non è stato

Ve la ricordate la Juve post Coppa Campioni del 1985?
Io ero ragazzino e me la ricordo benissimo: una rivoluzione totale; via Tardelli, Rossi e Boniek, Gentile era già andato via l’anno prima, e dentro forze fresche come Manfredonia, Serena, Mauro e Laudrup.
Quattro titolari nuovi su undici all’epoca voleva dire proprio questo: rivoluzione.
Eppure la squadra cominciò a girare subito a mille: una striscia impressionante di vittorie in campionato, bel gioco (ricordo uno spettacolare Juventus – Roma finito 3-1 per noi), campionato quasi archiviato a dicembre (e quasi perso nel girone di ritorno) e Coppa Intercontinentale a dicembre.
Una rivoluzione riuscita, non c’è che dire: sostituisci alcune pedine fondamentali come Tardelli o Boniek e continui a vincere, addirittura giocando meglio. Com’è stato possibile?
Per me è molto semplice: era rimasto colui intorno al quale la squadra girava, il numero 10, Michel Platini.
Colui che aveva il compito di fare da chioccia ai giovini virgulti come Laudrup (uno dei talenti più fulgidi degli ultimi 30 anni), come Mauro (lento ma comunque efficace sulla fascia destra) e come Serena, la classica torre da area di rigore, spiegandogli con la teoria e con la pratica cosa significasse giocare in una grande squadra come la Juventus: in poche parole sfruttare il loro entusiasmo giovanile mettendogli però dei paletti.
Tra i mille aneddoti letti e ascoltati su Platini, ne ricordo volentieri uno di Mauro che calza a pennello. In pratica lui quando passava la palla a Michel chiedendo il triangolo o quando si inseriva per riceverla, la palla gli arrivava sempre un poco indietro, in modo che lui dovesse essere costretto a ridargliela.
In pratica era come se Platini gli dicesse: “Ehi ragazzo, qui comando io, la palla deve sempre tornare da me perché io so come farla girare e so come farla arrivare in porta. Tu esegui i miei ordini.”
Ecco, questo mi pare che manchi molto nella Juve di oggi, e questo è quello che Tevez poteva e doveva fare.
Non manca il Vidal dello scorso anno, non manca il Pirlo bravissimo nelle punizioni ma non più capace di reggere i ritmi del calcio di oggi, manca qualcuno là davanti che porti ordine e crei una gerarchia.
Con un Tevez davanti le partite casalinghe le avremmo vinte, anche se lui non avesse segnato, perché lui sarebbe stato il faro, lui avrebbe tracciato la via da seguire e gli altri ne avrebbero tratto giovamento.
Sarebbe stato il nostro Platini 2.0 ed anche coloro che adesso zoppicano (non in senso fisico) avrebbero reso molto di più. E secondo me ci saremmo divertiti anche molto di più e di sicuro non avremmo bestemmiato in tutte le lingue del mondo +1 a causa di un Blanchard o di un Teherau.

Conclusione

Rimane molta amarezza in fondo a tutta questa vicenda, amarezza che per il sottoscritto si tramuta in grande incazzatura nei confronti di Tevez.
A maggior ragione dopo le dichiarazioni di ieri.
Perché fa male leggere che negli ultimi mesi lui pensava solo al ritorno al Boca, fa male sapere che della CL persa non gliene importa tanto perché tanto una l’aveva già vinta, fa male capire che si è comportato in modo scorretto nei confronti della società che l’aveva rilanciato, costretta ad accettare il prestito di due o tre giovani virgulti per mascherare una minusvalenza.
In molti dicono che la società doveva puntare i piedi, che a zero euri col fischio che se lo prendevano uno come Tevez, resta il fatto che per primo lui doveva opporsi a questo ricatto da parte del Boca, anche solo per rispetto verso quella società e quei tifosi che tanto l’hanno amato. E ora se ne esce pure con discorsi del tipo “Soffro a vedere la Juve così!”.
Certo, se magari fosse rimasto (rispettando il contratto) non saremmo finiti così…
In conclusione Tevez si è comportato proprio da “la bella della scuola” di cui parlavamo in precedenza: lui le lascia tutto il tempo a disposizione, le dice “comunque io ci sono, ti aspetto” e lei il giorno dopo è già tornata dal suo ex.
E magari dopo un paio di settimane lo rivede per strada, lo trova male perché lui sta male veramente e lei se ne esce fuori con un “Mi dispiace vederti così!”.
E cosa le diresti allora ad una così se non un sano e sacrosanto “Vai a fare in culo!”?

 

 

1 Commento

  1. antonino bizzintino

    30 Settembre 2015 alle 10:10

    bella metafora; Da buon marotters ricordo che tevez disse che la juve gli aveva offerto un contratto in bianco e cio vuole dire che la società sapeva che la situazione odierna, magari non così deficitaria nei risultati, si sarebbe verificata. ps appena andò via platani crollò il mondo e quei giovani che vivevano della sua luce riflessa appassirono, per cui, forse, per il nostro futuro, meglio questa situazione che li costringerà a crescere presto o a seccare presto cosi da dare la possibilità alla società di correggere il tiro. Allegri conta parecchio in questa fase e si gioca la conquista di un nuovo status: allenatore di top club

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