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Nostalgia canaglia

Cara Donna Letizia, l’altro giorno il mio papà mi ha sorpreso mentre, nottetempo, guardavo Allegri su Sky club, e mi ha rimproverato aspramente, dicendo che non son cose da signorina, che non mi ha fatto studiare per questo, che bisogna guardare al futuro, che dove andremo a finire. Ho sbagliato? Sono combattuta, non so come comportarmi, ho bisogno di una guida. Tua
GocciadiRugiada98

Cara GocciadiRugiada98, l’epoca è severa, il gusto esigente, provare nostalgia è un vezzo imperdonabile, con qualche eccezione. Ti fornirò ora una breve guida sul comportamento per portarsi bene in società, avendo a riferimento le epoche degli orribili boomer.

  1. Juventus anni ’60: fondamentalmente quella di Heriberto Herrera. Non rimpiangerla: era una Juve, Dio mi perdoni, “opevaia” (ovvove!), fu mandato via Sivori, cominciava la lunga parabola dell’Odio contro il Talento. Non importa che facesse il calcio degli olandesi prima degli olandesi, non avendone purtroppo i fisici e i talenti. Tralasciare il fatto che HH(2) fosse un fanatico degli Schemi, cosa che potrebbe farlo rivalutare da una componente della Modernità.
  2. Juventus primi anni ’70: ignorare, non rimpiangere. Siamo ancora immersi nelle tenebre: la sola cosa da rimpiangere degli anni ’70 oltre ai Led Zeppelin è il Calcio Totale dei citati olandesi. Tutto il resto è eresia, filisteismo, sconcia reazione.
  3. Trapattoni: orrore supremo, estrema propaggine del Medioevo. Assolutamente non rimpiangere. Ricordare che era un turpe “catenacciaro difensivista”. All’obiezione che giocasse con Platini Rossi Boniek Bettega e Cabrini più ala che terzino ribattere che il problema era “la Mentalità”. Denigrare le vittorie (lo juventino ama denigrarsi e sminuirsi) dicendo che “non c’era concorrenza”. Rimproverare aspramente per “l’Europa”; giudicare inconferente l’obiezione che ivi è stato il primo a vincere, che ha portato (primo al mondo) tutte le coppe, che su 5 finali ne ha vinte 4: ha perso con l’Amburgo e tanto basti. “Se avesse vinto quella la storia sarebbe stata diversa”. Soprattutto puntualizzare: “con quella squadra vincevo anche io” e “tutto sommato ha fatto meno di quello che poteva”.
  4. Zoff: evitare il rimpianto. Si tratta di una forma minoritaria di perversione, per gente in fissa con gli anni ’80, le giacche con le spalline, le tv private, la New wave inglese, Reagan, Thatcher, Craxi, tutta roba che comporta esclusione dai consessi di persone ammodo.
  5. Lippi: rimpiangere AS-SOLU-TA-MENTE! Egli è il Mago, il Demiurgo, l’Artefice, colui che ha portato “la Mentalità”. Evocare l’indimenticabile “ciclo europeo”. Alla causidica, capziosa obiezione “ma ha perso 4 finali su 5” ribattere con una scrollata di spalle “e allora l’Amburgo?”. Rigettare con sdegno l’illazione che la concorrenza non fosse poderosa. Farsi spiegare la Mentalità di Lippi da gente che all’epoca, come te, aveva 4 anni. Categoricamente sminuire il ruolo di Moggi che “ci ha rovinato”.
  6. Intermezzo: calciatori. Mai, mai per carità rimpiangere o anche solo evocare Furino Benetti, è “retorica del sudore” (scusa se menziono qui questi volgari fluidi). Su Platini limitarsi a una fredda constatazione dei numeri ma sotto sotto pensare che “però, Maradona…”. Vilipendere sempre Boniek. Salvare solo Scirea ma in chiave mistico-religiosa (Egli era un Santo, sotto sotto però era meglio Franco Baresi). Rimpianto totale, incondizionato, unanime per Del Piero: i gol, i non-gol, le interviste, i silenzi, il copri-anello. Invocarne la nomina a Presidente. Sospirare per Davids che correva non sudava e Montero che menava, ma “modernamente”. Su Trezeguet oscillare leggiadri fra moderata malinconia e imparziale critica tecnico-tattica (era “un palo della luce” e “non faceva salire la squadra”). Nedved: non si tocca. Bollare come gesuitismo l’atteggiamento di chi distingue il calciatore dal dopo: per lui e Davids l’argomento non vale, è viceversa irrefutabile per Boniek (e Tardelli).
  7. Conte: usare la “dissimulazione onesta” di Torquato Accetto. Il suo è un nome divisivo: ufficialmente biasimarne la deriva di carriera, intimamente rimpiangerlo perché “ha restaurato la juventinità” e ci ha dato “il Gioco”. A chi pedantemente osservasse che l’apporto in materia di “Gioco” si sia esaurito al primo anno e poi fossilizzato replicare incolpando la dirigenza e segnatamente il bieco orbo Marotta che ha sabotato le campagne acquisti. Nel silenzio delle camerette deplorare l’animosità di Agnelli che ne ha impedito il ritorno.
  8. Al…All…non riesco nemmeno a scrivere quel nome che tu – beata innocenza! – menzioni nella tua cortese lettera insozzandola. Guai guai guai a rimpiangerlo: è come infilarsi le dita nel naso, parlare delle estremità in salotto, mangiare il pesce col coltello. Egli ha prima “vissuto del lavoro di Conte” e poi “lo ha rovinato” lasciando solo macerie. Non ha “vinto niente”, data la totale eclissi della concorrenza (viceversa poderosa ai tempi del leccese) e peraltro disponendo della “miglior Juve di sempre” con la quale “chiunque ” avrebbe vinto di più. A lui vanno ascritte anche le difficoltà di Sarri (rimpiangerlo moderatamente) e i ritardi di Pirlo (merita un’altra chance). Odiava il talento, ha fatto giocare Dybala mediano. Lui e i suoi sadici luogotenenti hanno impedito l’accesso alla Modernità, al Nuovo. Esso è la nostra Meta! Guardati, mia cara, dai sofisti che ti chiedono se, nella mistica del Progresso, ci sia la certezza di sapere in quale direzione si stia andando: eppur, bisogna andare!  Il Domani appartiene a noi. ATTACCARE!Perdonami, mi sono fatta prendere la mano: spero che questa guida ti sia utile, e che seguendone meticolosamente le indicazioni possa farti perdonare dal tuo caro papà, e schivare le insidie della Reazione sempre in agguato, che mal dissimula fez e manganello.
    Credimi, sinceramente, tua
    Donna Letizia

 

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