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Ottavi finali

Eccoci qua, per l’ennesima volta, a commentare l’uscita “inattesa” della Juventus agli ottavi Champions. Per contrastare i mille messaggi che mi sono arrivati, non ho potuto usare la stessa risposta per tutti; ai miei amici napoletani, ad esempio, ho risposto: “ma tu, almeno, ‹ottavi di Champions› sai come si scrive?”, e così via, con motivazioni differenti, anche per gli altri.

E già. Perché se è vero, come vedremo, che la Juventus ha preso una china particolare nella massima competizione continentale, dobbiamo anche notare che nessun’altra squadra italiana sta facendo meglio dei bianconeri in Europa. Tranne due volte (Roma nel 17/18 e Atalanta nel 19/20), la Juve è sempre stata l’ultima a salutare l’allegra brigata europea.

Considerano l’ultimo ventennio, solo il Milan (tre volte), la Juve (tre volte) e gli altri (una volta) sono arrivati in finale. Su una truppa di 82 squadre presentatesi ai nastri di partenza dal 2000 ad oggi, 7 finali è un po’ poco (equivale a poco più dell’8%) soprattutto se confrontate con le 12 spagnole o le 13 inglesi.

Ma non siamo qui per parlare degli altri, anche perché, alla faccia di quello che ci dicono (fino al confine), stanno facendo a gara a chi fa peggio di noi. Il problema (per noi) è che sembra quasi che ci siamo abituati a essere eliminati, perché la società pone da qualche anno come obiettivo stagionale “il raggiungimento degli ottavi” e noi tifosi, che ormai siamo esperti contabili, tattici, ortopedici e “match analist”, forse ci siamo scordati che cosa vuol dire tifare.

Il tifoso, se la squadra viene eliminata, se la prende. Si incazza, fischia, contesta i giocatori, l’allenatore e la società. E dalla partita successiva ricomincia a tifare. Lungi da me dare le patenti di tifo, ma mi pare che tifare voglia dire quello. Un ex calciatore l’altra sera ha detto “e che mi frega se la Juve rinnova Dybala a venti milioni, mica sono soldi miei”. E non ha tutti i torti: nel periodo del calciomercato (che una volta era relegato a poche settimane estive, ma oggi è praticamente tutto l’anno) sembra quasi che la Juve chieda i soldi ai propri tifosi, da quello che si legge sui social.

Vediamo una tabella delle ultime stagioni della Juventus in Champions, a partire dal 2014-15, relativamente ai turni a eliminazione in diretta.

La storia di questi ultimi anni l’ho divisa in tre periodi.

Dal 2014-15 la Juventus ha iniziato una striscia di qualificazioni consecutive alla fase a eliminazione diretta: l’anno prima era stata retrocessa all’Europa League in virtù del terzo posto nel girone dietro a Real Madrid e Galatasaray.

Nel 14-15, quindi, la Juve passò agli ottavi come seconda, dietro all’Atletico Madrid, e arrivò fino alla finale. Morata e Tevez furono i protagonisti di quella cavalcata, che ci portò fino alla finale, con lo spagnolo unico marcatore nell’amara serata di Berlino.

L’anno dopo la squadra fu rivoluzionata: via, tra gli altri, Tevez, Pirlo, Vidal e Llorente e dentro, in sostituzione, Dybala, Pjanic, Khedira e Mandzukic.

Quell’anno passammo agli ottavi come secondi dietro al City e incontrammo il Bayern, facendoci eliminare nella famosa serata di “Evra, spazzala!”. Per una squadra rivoluzionata pas mal, rimane l’amaro in bocca per quell’eliminazione, ma il Bayern è il Bayern, e una eliminazione poteva essere messa in conto. L’anno successivo passammo come primi in un girone tutto sommato non proibitivo, e dagli ottavi in poi fu un crescendo fino alla finale di Cardiff, in cui il solo Mandzukic, però, timbrò il cartellino. L’anno dopo passammo come secondi dietro al Barcellona e, dopo aver eliminato il Tottenham agli ottavi, fummo eliminati dal Real nella famosa serata della remuntada fallita per un soffio e del bidone al posto del cuore. Qui ho messo un’altra cesura; protagonisti principali del triennio 15-18 Dybala, Higuain e Mandzukic.

Inizia l’era CR7, e la Juve passa sistematicamente i gironi sempre al primo posto, quindi con il vantaggio di pescare una seconda classificata. Rischiamo di uscire con l’Atletico il primo anno (ma poi ci pensa l’Ajax), usciamo con Lione, Porto e Villarreal nei tre ottavi successivi. Migliori (quasi unici) marcatori del quadriennio Cristiano Ronaldo e Chiesa.

Ora c’è bisogno di una premessa: checché ne dica o ne pensi qualcuno, la Juventus è una delle squadre con il maggiore prestigio internazionale: nella classifica per vittorie è sesta, dietro Real Madrid, Milan, Barcellona, Liverpool e Bayern Monaco. Inoltre, è la sola squadra che abbia vinto tutte le sei competizioni ufficiali della UEFA. Quindi non stiamo parlando di una vecchia gloria, come può essere il Benfica, praticamente scomparso dai ranking da quando c’è la Champions, o come il City, che ha un solo trionfo europeo nella sua storia ma è sicuramente una delle squadre sempre presenti (soprattutto economicamente) negli ultimi anni. La presenza della Juventus è costante quantomeno dagli anni ’70. Perché allora non riesce ad andare oltre un certo punto ormai da anni? Certo, se a Berlino avessero dato il rigore su Pogba, magari oggi i discorsi sarebbero diversi (potremmo dire anche noi “triplete”!).

Nella tabella che ho messo all’inizio, ho voluto evidenziare due cose, entrambe legate ai gol. Troppo pochi. Se è vero che in Italia, soprattutto in un torneo lungo e con un sacco di squadre “ostiche”, può bastare vincere 1 a 0 per vincere (l’attuale capolista ha vinto quattro delle ultime sei gare in questo modo), in Europa questo non funziona.

Quarantaquattro gol in 30 partite, tra l’altro, come potete notare, sulle spalle di sei-sette giocatori non può essere sufficiente per vincere in Europa. E se guardiamo il terzo periodo, quello 2018-2022, è anche peggio: 12 gol fatti e 15 subiti in 10 partite. Lo specchietto degli ultimi 4 anni evidenzia proprio quello: poiché in Europa, nella fase a eliminazione diretta viaggiamo alla media di 1,3 gol presi a partita, la media realizzativa di 1,47 è troppo poco per fare più di quello che abbiamo fatto. E, ripeto, stiamo parlando della squadra che dal 1968 (anno di riferimento perché è il mio anno di nascita, nda) ha vinto il 30% dei trofei complessivi vinti dalle squadre italiane, come si può notare dalla tabella seguente:

Visti i sintomi principali (perché ce ne sono anche altri, che su queste pagine abbiamo visto più volte) e fatta la diagnosi, qual è la cura?

Credo che la società se ne stia occupando, dopo l’acquisto della scorsa estate di Locatelli e di quest’inverno di Vlahovic. Giocatori giovani, forti, e soprattutto che FORTISSIMAMENTE vogliono la Juventus. Locatelli non sarà Pirlo, e forse non diventerà mai il fuoriclasse che stavamo aspettando, ma ci mette voglia, sempre, in ogni partita, finché ne ha. Se la società inizierà ad assortire la squadra con criterio, con gente che ci mette quella voglia, un passo verso la guarigione sarà compiuta.

E sono sicuro che così si tornerà a vincere, anche se vincere non è importante. È l’unica cosa che conta.

1 Commento

  1. Roberto

    22 Marzo 2022 alle 11:41

    Disamina corretta. C’è da aggiungere che arriviamo (negli ultimi anni) agli ottavi sempre spremuti fisicamente e con molte assenze per infortuni. Inoltre regaliamo ogni volta un rigore agli avversari; rigori che poi costano l’eliminazione. Ma a prescindere dall’allenatore (Sarri, Pirlo, Allegri) nelle ultime eliminazioni abbiamo sempre sviluppato un calcio poco propositivo, a volte mediocre, nonostante la nostra squadra fosse superiore qualitativamente e tecnicamente a tutti gli avversari (Lione, Porto, Villareal)

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