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Panem et circenses

…iam pridem, ex quo suffragia nulli
uendimus, effudit curas; nam qui dabat olim
imperium, fasces, legiones, omnia, nunc se
continet atque duas tantum res anxius optat
panem et circenses…
Giovenale, Satire.

Il poeta latino si interrogava, a cavallo tra il I e il II secolo D.C., sul perché il popolo avesse smesso di occuparsi attivamente di politica: “Cosa è accaduto a questa gentaglia di Remo?
Ormai, da quando non si vendono più i voti,
ha perso ogni interesse; un tempo
attribuiva tutto lui (il popolo, ndr), potere,
fasci, legioni; adesso lascia fare,
spasima solo per due cose: pane e giochi.”
Nella speranza di non scadere nella demagogia credo di poter dire che, di questi tempi, siamo giunti ad un eccesso ancora più estremo, al popolo interessa solo il gioco.

Non si spiega altrimenti, infatti, il perché buona parte della città di Napoli, classe dirigente ed élite intellettuale compresa, trovi più importante alzare il tono della polemica per un accadimento riguardante la squadra di calcio piuttosto che per gli infiniti problemi riguardanti “il pane”. Non abito a Napoli e accetto l’obiezione di non poter parlare con cognizione di causa, ma non è che la zona dove abito viva problemi così diversi da dover tacere per ignoranza. Trovo quindi ridicolo, ai limiti del grottesco, la levata di scudi contro la squalifica di 4 giornate comminata a un calciatore che, subito dopo essere stato espulso, si scaglia contro l’arbitro e, se il labiale non inganna, lo descrive come figlio di una miscellanea razziale.

Ciononostante facciamo finta che la squalifica ad Higuain fosse davvero un’ingiustizia sportiva, mi chiedo se valga la pena utilizzare fino in fondo tutte queste energie per una diatriba sul campionato di calcio, come se questa fosse la prima ragione di vita. Non voglio cominciare discorsi di stampo sociologico o analisi della psicologia umana, solo non riesco a capacitarmi come tanta gente viva il calcio in questa maniera così esageratamente appassionata. Davvero ci tocca dare ragione a Churchill quando raccontava gli italiani come di un popolo che perde le partite di calcio come fossero guerre e le guerre come fossero partite di calcio?

Dall’altra parte della “barricata” (ecco, bisognerebbe aprire una lunga parentesi sull’utilizzo della terminologia di derivazione bellica nel parlare di pallone) c’è la tifoseria bianconera. Molti dei nostri colleghi di tifo vedono, in questa barbarie mediatica contro i nostri colori, i prodromi di una nuova calciopoli. L’assurda accusa arrivata dalla Svezia sul doping di Ibrahimovic, gli organi di stampa che utilizzano a capocchia foto di juventini in copertine di articoli su scandali e disgrazie varie, giornalisti che si imbavagliano (magari non se li togliessero più) e chi più ne ha più ne metta, tutto farebbe brodo per fomentare in ottica anti-juventina il famigerato sentimento popolare che, secondo la vulgata social del tifoso bianconero fifone, fu la causa principale del successo dell’inchiesta del 2006. “Che se noi fossimo scesi in piazza compatti, come fanno le tifoserie di tutte le altre squadre, non sarebbe successo nulla.”
E i castori incartano la cioccolata, no?

Secondo la mia modesta opinione credo che in tanti stiano sovrastimando l’importanza e il valore politico delle proprie opinioni e non conoscano di chi sia appannaggio la stanza dei bottoni. Ho già scritto, in un pezzo di un anno e mezzo fa, i motivi per cui non è giusto assegnare tutta questa importanza al sentimento popolare e anche su questo sito abbiamo continuato a insistere. A quanto pare non basta mai, tanta gente continua ad anelare affinché la società Juventus FC cominci a comportarsi alla stregua dei personaggi di cui sopra o, peggio ancora, prenda a emanare comunicati strampalati e paradossali contro i mulini a vento, quando invece è sempre più evidente che la nostra diversità costituisca la forza della Juventus.
O devo pensare che, di calciopoli, i primi a non averci capito una mazza fionda siano proprio gli juventini?

Godetevi lo spettacolo, questa squadra sta riscrivendo la storia moderna della Serie A; non sarà un manipolo di ignavi e invidiosi ad impedirci di assistervi.

1 Commento

  1. Vito

    15 Aprile 2016 alle 12:59

    La causa principale di calciopoli è stata la nostra proprietà e il fatto che qualcuno, come l’estensore dell’articolo, pensi che con lo stesso assetto proprietario viviamo nel migliore dei mondi possibili e possiamo dormire tra due guanciali è la prova che tanta gente non fa esperienza dagli eventi.

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