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Quando canta il grillo

E’ proprio il caso di dire: “Quando canta il Grillo ”. Il canto del grillo serve a richiamare la femmina che può localizzarlo e raggiungerlo.

In questo caso con il canto del dott. Renato Grillo, estensore e giudice di Cassazione per il processo di Calciopoli, sono stati richiamati e risvegliati i tanti italiani che credono ancora, o fanno finta di credere, per loro tornaconto, che Calciopoli sia veramente esistita.

La storia insegna che all’interno della censura dittatoriale esiste anche il controllo sistematico della comunicazione, della libertà di espressione, di pensiero, di parola e di stampa. Tutto ciò in Italia non terminò del tutto con la fine del regime fascista, nel senso che i nuovi governi democratici non misero fine del tutto al famoso ‘Codice Rocco’, pur dichiarandosi in netto favore della libertà d’espressione, come sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana. Per il caso Calciopoli, o meglio Farsopoli, esiste ancora il ‘Codice Rocco’ in tutto e per tutto. Non si tratta di Nereo Rocco, grande allenatore milanista, ma di Alfredo Rocco, politico e giurista italiano al cui nome è tuttora legato il codice penale.

Nel 2006, in risposta ad una feroce e storica aggressione di stampa verso la Vecchia Signora a senso nettamente unico, al tifoso juventino non rimase che difendersi da solo, vista l’assenza totale della Società, chiusa in un silenzio disarmante e remissivo verso gli accusatori. Nacquero allora numerosi siti, blog, che gridavano a gran voce la verità, con fatti reali e documentati, che mettevano in risalto le numerose ed incredibili stranezze del processo napoletano. Tutte confermate dalla sentenza finale in cui abbiamo capito che Moggi e Giraudo avevano ‘rizzato’ un’associazione a delinquere solo con il ‘poro’ (come si dice in Toscana) De Santis, reo di essere stato testimone ed ’artefice’ di sconfitte e pareggi di Madama, nelle partite che lo avevano visto protagonista con il fischietto.

Alla faccia dell’associazione a delinquere!

Non è che Moggi e Giraudo si erano associati all’ARCI e qualcuno ha preso un abbaglio?

Tornando al 2006 ero convinto, durante la nostra difesa (il sottoscritto era uno dei più agguerriti) a suon di articoli e tweet, che noi tifosi juventini cantavamo e portavamo la croce all’interno di un grande recinto, nel senso che nessuno ci dava ascolto, soprattutto l’altra metà d’Italia, grande accusatrice della Triade e della Juve. Invece non era assolutamente così, l’orgoglio ferito del tifoso bianconero e le sue grida a gran voce, stavano facendo rivedere il giudizio sulla Farsa di molti addetti ai lavori, anche noti ed importanti, e di molti tifosi, quelli più intelligenti, che aprirono gli occhi sopratutto quando la ‘Divina Provvidenza’ sbobinò le telefonate di Facchetti, delle vere e proprie ‘grigliate’ con arbitri e designatori. Il tifoso juventino, con l’aiuto delle sole proprie mani e della sentenza sportiva che parla di Campionati regolari (2005 e 2006) e di nessuna partita taroccata, ha aperto gli occhi al mondo sulla verità di una Farsa, nata ad arte per affossare una grande Società e dei grandi dirigenti, incolpati di essere bravi e di vincere troppo.

Ma tutto ciò, ahimè, non è bastato. Cosa è successo in questi giorni?

E’ successo che un Giudice, tale Oscar Magi, per motivare l’assoluzione in primo grado di Luciano Moggi dall’accusa di aver diffamato Facchetti, ha confermato che pure l’Inter, per mano appunto di Facchetti, faceva lobby e pressioni sulla classe arbitrale. Io le chiamerei delle vere e proprie grigliate…

Il dott. Magi, non ha fatto altro che confermare la relazione di Palazzi nella quale scrisse: ‘INTER responsabilità diretta ad assicurare un vantaggio diretto in classifica a proprio favore mediante condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale. Articoli 1 e 6 del codice: ILLECITO SPORTIVO’. L’Inter si è salvata praticamente grazie alla Prescrizione di cui vanno anche fieri. Di tale sentenza, quella del dott. Magi, chiaramente nessuno ne ha parlato, a parte il Direttore in persona ed i soliti siti e blog juventini.

Ecco che, invece, è arrivata immediata la risposta della grande accusa, che due giorni seguenti, puntuale come i Rolex che il presidente della Roma Sensi regalava agli arbitri e guardalinee, ha fatto pubblicare sui giornali la sentenza della Cassazione di un certo Renato Grillo, che in  pratica afferma la grande influenza di Moggi su tutto il mondo del calcio, pur non esistendo partite taroccate in quei due famosi campionati. Particolare importante e non irrilevante è che Renato Grillo faceva parte nel 2005 della Commissione Disciplinare della FICG, nominato da Carraro. Che combinazione che adesso si ritrovi a far parte della Cassazione che giudica Moggi! Il mondo è proprio piccolo…

Quindi, pagine e pagine (rosa soprattutto) su questa sentenza, che stona ed è terribilmente contraddittoria sulla realtà dei fatti. Tutto ciò a conferma che in Italia tutto appare “fumoso”: non solo nel calcio ma in tutti i settori la verità è relativa, con la stampa e giornalisti a recitare il ruolo di interpreti, anche senza il loro volere, di questo movimento dilagante e violento come una diga che ha rotto gli argini. E noi poveri comuni mortali, poveri italiani, siamo sommersi da questa diga, inermi di fronte a tale evento, devastante per la nostra dignità di cittadini.

Calciopoli è lo specchio, la proiezione di tale realtà, che orribile e puntuale come Belfagor nelle sue apparizioni nel Louvre, quasi quotidianamente ci risveglia dal nostro dormiveglia di tifosi juventini. Siamo ormai al ridicolo, nella speranza che la Società non si fermi di fronte a tutto ciò, e che venga continuata la battaglia per la restituzione dei due scudetti, soprattutto, e per il milionario risarcimento. Intanto a noi reduci del 2006 non resta che continuare a gridare a gran voce la verità, che la metà della popolazione italiana fa finta di non conoscere, e continuare a vincere ‘Sul Campo’, come abbiamo fatto in questi ultimi quattro anni e durante tutta la storia della Società.

Ma in molti continuano a credere ad un’altra storia…

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