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Istinto e ragione. Riflessioni su Max Allegri e sulla Juve che sarà.

L’eliminazione dalla Champions League ha fatto definitivamente deflagrare il dibattito nella tifoseria juventina sull’opportunità che Allegri resti alla Juve anche nella prossima stagione. Dibattito peraltro il cui esito vede il “leave” con percentuali bulgare. Dibattito che ha come presupposto due risposte: “siamo sicuri che Allegri abbia mancato gli obiettivi minimi (pattuiti con la società, non con i tifosi) per guadagnarsi la conferma?” e “siamo sicuri che con questa rosa si potessero ottenere risultati migliori?” Se la risposta fosse “no”, tutto il discorso decadrebbe.

Allegri è ritenuto essere, dalla stragrande maggioranza dei tifosi, il principale colpevole dell’eliminazione dalla Champions League e fonte di tutti i mali che affliggono la squadra. In società invece, stando alle dichiarazioni ufficiali, non sembrerebbero essere altrettanto convinti. Chi ha ragione? Allegri è più “colpevole” o più “capro espiatorio”?

Può darsi che sia davvero tutta colpa sua, ma credo sia illusorio pensare che basti cacciare lui per risolvere il “problema Champions” della Juve. D’altra parte bisogna convenire che ha sbagliato sicuramente molto in questa stagione (e i mancati risultati sono qui a dimostrarlo), ma sapere “perché è successa una cosa” è altrettanto importante che sapere “chi è il colpevole”. Se si riesce a capire perché è successa una certa cosa ci si può adoperare per evitare che quell’errore si ripeta, altrimenti il rischio è che chi viene al posto del colpevole possa commettere a sua volta lo stesso errore.

Quindi, “perché la Juve è stata eliminata dalla Champions League?”. Beh, fondamentalmente perché ha trovato una squadra che si è dimostrata più forte. Si tende a dimenticarlo troppo facilmente ma nello sport, se arrivi secondo (terzo, quarto etc.), è sempre perché c’è stato qualcuno che si è dimostrato più bravo di te.

Questo Ajax è in assoluto più forte della Juve? Direi di no. Credo che nessuno possa mettere in dubbio che la rosa della Juve al completo sia superiore a quella dell’Ajax.

E qui c’è il primo “perché”. All’appuntamento decisivo mancavano Perin (trauma), Chiellini (muscolare), Caceres (muscolare), Barzagli (vecchiaia sportiva), Benatia (mercato), il fratello buono del Cancelo visto in campo (convalescente, articolazioni), Khedira (articolazioni), Douglas Costa (muscolare), Cuadrado (fuori lista ChL, convalescente, articolazioni), Dybala (muscolare), Mandzukic (articolazioni). In questa lista compaiono almeno 5 titolari e le loro prime riserve: troppo per qualunque squadra e anche per la Juve.

Colpa di Allegri che li ha spremuti troppo? I dati di Transfermarkt (Juve, Ajax, Tottenham e ManCity) alla data dell’eliminazione dicono di no.

Se non vi bastano potete andare a guardare anche i dati di Barcellona e Liverpool, ossia le altre due semifinaliste di Champions, ma la solfa non cambia.
A questo bisogna aggiungere che la Serie A è stata vinta con largo anticipo, quindi complessivamente potrebbero essere state giocate gare meno dispendiose sia a livello fisico che mentale rispetto alle concorrenti, eppure il problema si è presentato in maniera drammatica.

Dietro questa ecatombe ci sono motivazioni legate alla preparazione atletica (lo staff di Allegri e quello della Juventus, diretto da Roberto Sassi), alla gestione medica della rosa (Agricola), al mercato, alla fisiologia di alcuni calciatori. Superfluo dire che l’allontanamento di Allegri porrebbe rimedio solo a una minima parte di queste problematiche.

Questo per quanto riguarda l’aspetto fisico. Per quanto riguarda l’aspetto tattico, l’accusa mossa ad Allegri è quella di non essere riuscito, per la prima volta da quando è alla Juventus, a “trovare la quadra”. In effetti, per la prima volta da quando è alla Juve, non è riuscito ad assemblare un meccanismo di gioco che desse risultati soddisfacenti. Di nuovo, è stato per sua incapacità o perché i pezzi del puzzle proprio non stanno insieme?

In difesa non c’era molto da inventare: gli infortuni di Benatia (che a quanto pare erano di comodo) e Barzagli hanno reso impossibile pensare di proporre stabilmente una difesa a tre come alternativa a quella a quattro.
A centrocampo e in attacco invece la questione è più spinosa (spoiler: saltate il prossimo paragrafo se volete andare subito alle conclusioni).

La Juve ha iniziato la stagione col 4231 che tante soddisfazioni aveva dato in passato e che sembrava essere l’abito più adatto per questa rosa. I giocatori schierati contro il Chievo erano Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Pjanic, Khedira, Cuadrado, Dybala, Douglas Costa e Cristiano Ronaldo. Man Of The Match Giaccherini, seguito da Depaoli (dati WhoScored.com). La fase difensiva si era mostrata un po’ lacunosa (per usare un eufemismo) e con la Lazio si è passati a un più conservativo 433 con Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Khedira, Pjanic, Matuidi, Bernardeschi, Mandzukic e Cristiano Ronaldo (MOTM CR7, seguito da Mandzukic). Modulo 433 schierato anche a Parma, con Cuadrado terzino al posto di Cancelo (MOTM Mandzukic, seguito da Matuidi/Gervinho). Col Sassuolo si cambia: 4312 con Dybala “dietro” le due punte, libero di svariare a tutto campo. Questi i 10 giocatori di movimento: Bonucci, Alex Sandro, Benatia, Cancelo, Khedira, Matuidi, Can, Mandzukic, Cristiano Ronaldo e Dybala (MOTM CR7, seguito da Cancelo). A Valencia si torna al 433 visto contro la Lazio (Juve in 10 per l’espulsione di CR7: MOTM Szczesny, seguito da Cancelo e Bernardeschi a pari merito). A Frosinone di nuovo il 4312, con Dybala dietro le punte (MOTM CR7, poi Pjanic). A Bologna 352 così composto: Barzagli, Bonucci, Benatia, Cancelo, Bentancur, Pjanic, Matuidi, Cuadrado, Cristiano Ronaldo, Dybala (MOTM Dybala, poi Matuidi e Skorupsky). Scontro al vertice col Napoli e 4312 con Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro, Can, Pjanic, Matuidi, Cristiano Ronaldo, Mandzukic e Dybala (MOTM Mandzukic, poi CR7). Contro lo Young Boys va in scena un 352 atipico, con Bernardeschi mezzala (MOTM Dybala, poi Cuadrado). Di nuovo 4312 a Udine, con Dybala in campo (MOTM Cancelo, poi Alex Sandro). Juve-Genoa e 433 con Cancelo e Cuadrado in campo (MOTM Pjanic, seguito da CR7 e Alex Sandro). Poi match contro lo United: 433 con Cancelo-Cuadrado a destra, Dybala punta con CR7 (MOTM Alex Sandro, Chiellini sugli scudi). A Empoli stesso modulo 433, un po’ di turnover ruolo su ruolo (MOTM Alex Sandro, CR7 e Dybala sugli scudi). Stesso 433 a Cagliari, con Douglas Costa per Cuadrado, Cancelo terzino destro e CR7-Dybala davanti (MOTM Dybala, seguito da Ronaldo). Il ritorno con lo United vede di nuovo il 433 con Cuadrado a destra e Dybala-CR7 davanti (MOTM CR7, poi Dybala, Pjanic e Martial a pari merito). Chiudo con la trasferta di San Siro, contro il Milan, dove Allegri torna al 4312 con Dybala dietro Mandzukic-CR7 e Cancelo terzino. MOTM Alex Sandro, CR7 stesso punteggio, poi Szczesny e Mandzukic. Siamo a metà novembre.

Visto che dubito abbiate letto con attenzione tutta questa sfilza di nomi e numeri, vi faccio il riassunto:

  • Allegri ha sperimentato molto, sia moduli che uomini. Non sappiamo se volontariamente o perché costretto da infortuni e squalifiche ma sta di fatto che l’ha fatto.
  • L’ostracismo nei confronti di Cancelo o Dybala non traspare.
  • Il modulo 433 ha valorizzato i terzini più che gli esterni alti (ovviamente, aggiungerei).
  • Madzukic e CR7 traggono grande giovamento dall’avere Dybala alle spalle.
  • La qualità delle prestazioni di Dybala invece crolla con le due punte davanti, indipendentemente dal modulo, mentre migliora vistosamente quando gioca in coppia con un altro attaccante.
  •  L’unico caso in cui i migliori in campo sono stati gli avversari è contro il Chievo. Paradossalmente, un modulo molto offensivo ha esaltato la prestazione delle punte avversarie, che pur giocavano in una squadra abbastanza impresentabile.
  • La difesa a 3 non è stata praticamente mai provata (per via degli infortuni). Eppure, il 3412 visto contro l’Atletico Madrid poteva essere un progetto affascinante, che avrebbe forse consentito di incastrare tutti i pezzi del puzzle (terzini, trequartista, due punte, compattezza in fase difensiva). In quella partita, CR7 Man Of The Match (neanche a dirlo) e con voti altissimi anche l’esterno (Cancelo) e il trequartista (Bernardeschi).

La risposta alla domanda di cui sopra (era impossibile trovare la quadra o è Allegri che non c’è riuscito?) la lascio volentieri a voi; io mi limito ad alcune considerazioni per il futuro, che partono dall’acquisto già confermato di Aaron Ramsey.

La prima, la più ovvia, è: in una squadra già “ricca” di giocatori fisiologicamente portati all’infortunio, è saggio inserirne un altro in più? Li teniamo tutti o è previsto che molti salutino? E lo staff medico bianconero è esente da colpe (leggasi: tutta colpa dei preparatori di Allegri) o ha la sua buona parte di responsabilità, almeno per quanto riguarda la gestione del recupero funzionale? E se è tutta colpa dello staff di Allegri, che cosa ci sta a fare lo staff guidato dal Prof. Roberto Sassi, se non ha voce in capitolo? Una riflessione è doverosa perché, Allegri o non Allegri, il problema c’è e va risolto.

La seconda è di ordine tattico. Ramsey è un giocatore che “può fare la mezzala” ma di fatto è un trequartista. La sua forza sono i tempi d’inserimento, l’ottima tecnica, gol e assist, non la fase difensiva. A me sembra essere quel “1” nel 4312, modulo “preferito” da Allegri, che alla Juve abbiamo visto parzialmente nella Champions 2014/15 e che aveva portato la squadra, eliminata l’anno prima ai gironi, a un passo dal vincere anche la Champions League.

Arrivati qui la faccenda si complica.
Partiamo dal punto fermo: CR7. Cristiano Ronaldo è, di fatto, una seconda punta. Nel ruolo di prima punta ha sempre avuto davanti giocatori con caratteristiche ben precise: Ruud van Nistelrooy allo United, Benzema al Real Madrid. Le altre “seconde punte” presenti in rosa, con lui, storicamente hanno sempre fatto una brutta fine. Quindi il quadro va componendosi con CR7, Mandzukic (Higuain? Icardi?) e Ramsey. Ammesso e non concesso che la squadra possa sostenere una formazione con un tridente CR7-una prima punta-Dybala e Ramsey mezzala, che ne facciamo di tutta la pletora di esterni? Cuadrado, Bernardeschi, Douglas Costa, si vocifera di Chiesa… Ma anche a centrocampo, possiamo pensare di reggere 3 attaccanti e 1 trequartista con due soli centrocampisti, di cui uno è Pjanic? Se il rebus di quest’anno era di difficile soluzione, quello del prossimo anno rischia di essere impossibile.
Cerchiamo, per una volta, di fare un mercato coerente: se si vuole giocare col trequartista allora vanno bene i 3 mediani, ha senso che resti Pjanic, che vadano via Dybala e/o uno degli esterni e non ha senso spendere soldi per Chiesa (allora meglio Zaniolo).
E Dybala? Resta, convinto di poter fare un ruolo che oggi non sente suo e ci si mette d’impegno, per conquistarsi il posto di Ramsey? Resta, accettando di fare l’alternativa a CR7 (o alla prima punta che sarà), o decide di andarsene?
E soprattutto: ha senso organizzare un sistema di gioco su un giocatore fragile come Ramsey, senza avere in rosa un’alternativa? O l’alternativa è il cambio di modulo, con Cuadrado (o Bernardeschi o Douglas Costa) sulla fascia? E si torna a quanto sopra: in questo secondo caso due esterni in rosa sono più che sufficienti; il terzo è di troppo e Chiesa una spesa inutile.

Più filosoficamente, Conte chiedeva gli esterni ed è stato esonerato quando li hanno comprati; Allegri chiede un trequartista da quando e arrivato e lo si esonera dopo averlo finalmente comprato? Va bene che deve essere la società a fare il mercato, però magari ricordarsi che ogni allenatore ha le sue preferenze potrebbe non essere una brutta idea.

Tutto questo, come vedete, ha ben poco a che fare con la permanenza/addio di Allegri.

Da ultimo poi c’è il tema del “bel gioco”.

In una squadra che ha come motto “vincere è l’unica cosa che conta”, la discussione dovrebbe essere finita ancor prima di cominciare, ma facciamola lo stesso per amor di ragionamento.

La questione, a mio avviso, andrebbe divisa in due.

Cambiare allenatore “per avere un gioco diverso” è un attimo; cambiare allenatore “per vincere di più” è un po’ più complicato.

I principi di gioco di Max Allegri prevedono sostanzialmente una difesa posizionale bassa in fase di non possesso e un giro palla ragionato, in attesa di trovare il varco giusto (la c.d. “halma”), in fase di possesso. Pensare che Allegri cambi il suo modo di giocare, a maggior ragione considerando che i risultati gli hanno dato ragione, è pura utopia; pertanto, l’unico modo per vedere un gioco diverso, che incontri di più i gusti estetici di una parte della tifoseria, è cambiare allenatore. Che problema c’è?

Beh, c’è il piccolissimo ma non irrilevante dettaglio che l’allenatore non gioca: giocano i giocatori. Quindi la domanda da porsi subito dopo è: ci sono in rosa i giocatori per fare un tipo di gioco diverso o dobbiamo cambiare mezza squadra? Mi spiego con un paio di esempi.
Abbiamo in rosa giocatori box to box, di gran corsa, resistenza e aggressività (alla Vidal, per intenderci), che possano attuare un gioco “simil Klopp”? Cristiano Ronaldo quanto assomiglia a Mané e Dybala (o Bernardeschi, o Cuadrado o Douglas Costa) quanto assomiglia a Salah? Per non parlare del centrocampo…
Una volta appurato che ci siano i giocatori con le caratteristiche richieste, o che si possa andare sul mercato disponendo del denaro necessario, c’è poi un secondo aspetto, che si tende a sottovalutare: la disponibilità dei calciatori. Quante probabilità ci sono che gente che ha vinto tutto, come CR7, si metta a disposizione dell’allenatore, tanto da cambiare il proprio modo di giocare e piegarsi a schemi che esaltano l’allenatore, non il calciatore?
Vado ad argomentare.
Arrigo Sacchi arrivò sulla panchina di un Milan quinto in classifica, che aveva appena esonerato Liedholm e che veniva da un fallimento societario. Campagna acquisti sontuosa e giocatori molto disponibili a seguire i dettami del nuovo mister perché dava loro l’opportunità di essere qualcosa che non erano: vincenti. Il modello Sacchi non è mai stato più riproposto con successo su nessun’altra panchina.
Pep Guardiola comincia la sua avventura al Barcellona epurando gente del calibro di Ronaldinho, Zambrotta, Deco e Lilian Thuram e innestando Dani Alves, Hleb, Keita, Piqué e Busquets. Dovunque va fa la stessa cosa: faraoniche campagne acquisti per comprare i giocatori funzionali al suo modulo. Il modello Barcellona è stato riproposto ovunque, con gli stessi criteri ma con risultati decisamente inferiori.
Sarri, a cui non è stato consentito di fare mercato al Chelsea, non è riuscito a riproporre a Londra il modello Napoli, tanto da dover cambiare i suoi principi di gioco prima di essere esonerato. Adesso è quarto, a 24 punti dalla vetta. Il valore aggiunto in termini di risultati non c’è stato. E non è l’unico caso.
Klopp fuori da Dortmund non ha più vinto un tollino: gli auguro quest’anno di vincere la Premier (Klopp mi è molto simpatico: glielo auguro sinceramente).
Esportare altrove un modello che ha funzionato in una società non è semplice come dirlo. Il Foggia di Zeman è rimasto “il Foggia di Zeman”: mai più risultati simili su nessun’altra panchina. Lippi all’Inter collezionò un triste 4^ posto e un esonero dopo le vittorie bianconere. E via di seguito.

Tutti questi allenatori hanno portato le loro idee e il loro calcio sulla nuova panchina, con risultati sicuramente importanti ma decisamente inferiori rispetto alla precedente esperienza. La storia quindi ci dice che allenatori “dogmatici”, nonostante sostanziose rivoluzioni della rosa sul mercato, non sembrano aver portato alcun valore aggiunto, in termini di risultati, rispetto ad allenatori più “pragmatici” come Trapattoni, Ancelotti, Capello, Mourinho, Heynckes.

Tutto questo per dire che, se si vuole cambiare allenatore per avere un gioco diverso, “più divertente”, lo si deve fare senza indugio; se si vuole cambiare per avere un gioco “più vincente”, sopportando un esborso finanziario che la Juve probabilmente farebbe fatica a sostenere in questo momento, diventa molto più dura.

Cosa abbiamo da perdere? In campionato abbiamo accumulato un vantaggio tale per cui lo vinci lo stesso“. Centinaia di punti di distacco, sembrerebbe. Se fossero stati stoccati in un granaio e utilizzabili all’occorrenza, l’affermazione reggerebbe; peccato che a ogni inizio stagione si parta tutti a pari punti e il passato non abbia alcun valore. Se si va a modificare di poco la rosa, il vantaggio competitivo che la Juve ha oggi rimane ed è tale da compensare anche l’eventuale errore; se si rivoluziona la rosa (ossia si fa tabula rasa della precedente) il vantaggio viene ovviamente azzerato.

Possiamo permettercelo? Vogliamo farlo? Vale la pena rischiare per avere un gioco più divertente? Fortunatamente non spetta a me deciderlo. Mi permetto solo di sorridere al pensiero che improvvisamente sono lontani i tempi in cui ci si lamentava di Marotta perché rivoluzionava la rosa tutti gli anni! Allora la ricetta vincente era “pochi innesti mirati, non rivoluzioni”, mentre oggi si chiede una rivoluzione della rosa “per avere un gioco più divertente”, anche a rischio di non vincere.

A me sta bene tutto, basta essere coerenti e magari razionali: mantenere il vantaggio competitivo ad oggi acquisito implica una gestione fatta di pochi innesti ragionati e la scelta di allenatori (non necessariamente la conferma di Allegri) che adattino i loro principi di gioco alla rosa esistente (il cambio Allegri-Conte rispondeva a questi criteri); una scelta radicale, con un allenatore più dogmatico e che porti principi di gioco profondamente diversi, per funzionare ha come necessità la rivoluzione della rosa (giocatori adatti ai principi di gioco), con conseguente azzeramento del vantaggio competitivo. Tertium non datur.

C’è un motivo per cui le rivoluzioni si fanno quando non si ha nulla da perdere, mentre quando si ha tutto da perdere si tende ad essere più conservativi, e il motivo è proprio questo.

Capire che è arrivato il momento di rivoluzionare un attimo prima che la rivoluzione diventi una necessità (leggi: risultati insoddisfacenti) è una delle cose più difficili al mondo: beato chi ci riesce.

Quel momento, alla Juve, è arrivato? Ai posteri l’ardua sentenza.

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