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E tu pretendi di fare la rivoluzione?

Noi juventini ricorderemo a lungo questa stagione calcistica, forse per motivi che poco hanno a che vedere con la palla che rotola sull’erba, ma nello specifico abbiamo qualche ragione più degli altri per volerla buttare nell’umido, senza nemmeno un addio o una frase di circostanza. Sì perché faccio fatica a trovare qualcosa che si salvi di questo 2019-2020 bianconero, che non sia la prestazione singola ed estemporanea di qualche giocatore; faccio fatica a individuare il seme, piantato quest’anno, che ci consentirà di godere dei suoi frutti gli anni prossimi.

“Cos’ha fatto ieri la Juve? E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?”

Così un inflazionatissimo compagno Togliatti apostrofava Pietro Secchia, senza sapere che un giorno l’alta borghesia capitalista torinese si sarebbe cimentata in una parodia rivoluzionaria che, fosse ancora tra noi, lo avrebbe fatto sorridere di gusto. Basta piemontesi tosti, basta vittorie senza se e senza ma, non è più l’unica cosa che conta, da oggi conta anche il come. E così ci siamo buttati per la seconda volta in un esperimento già fallito ai tempi di Montezemolo con la Juve champagne di Maifredi: basta 1-0 striminziti, vogliamo lo spettacolo, vogliamo adanismo e pistocchismo, diventiamo allievi di Sacchi e discepoli del gioco super omnia.

A dire il vero da qualche anno non mi riconosco più nelle decisioni della Juventus, proprio in linea di principio, ma da semplice tifoso mi limito a sostenere senza pretendere di insegnare nulla a chicchessia, anche nelle difficoltà. Però le domande me le faccio da un bel po’, pur non trovando risposte. Spero di incontrare, un giorno, qualcuno che ne capisce, non fosse altro per soddisfare la curiosità di un banalissimo tifoso, appunto.

Di cosa parlo? Parlo della cessione di Pogba e dell’acquisto di Higuaín che innescò un circolo vizioso da 100 milioni annui di plusvalenze obbligatorie e non entro nel merito dal punto di vista tecnico della singola operazione. Da lì in poi e dopo aver già perso Pirlo (ritirato), Vidal (plusvalenza) e successivamente anche Marchisio (rotto), non è stato fatto nulla per invertire il trend a centrocampo, prendendo anzi gente come Lemina, Sturaro, Hernanes e consegnando all’allenatore un centrocampo con due soli titolari di livello, ovvero Khedira e Pjanic. Ultimamente sono state compiute scelte cervellotiche, Bonucci via e poi di nuovo dentro, Buffon salutato con le fanfare e poi rientrato dalla porta di servizio, giocatori presi e venduti dopo un solo anno (Emre Can, Cancelo), rinnovi scriteriati (Khedira), giocatori appena rinnovati (Mandzukic) ed estromessi dal progetto tecnico nel giro di pochi mesi.

Parlo della scelta di cacciare Marotta ridistribuendo le deleghe senza sostituirlo, coerentemente a quanto è stato fatto sul campo con Vidal e Pogba, con Nedved e Paratici a ereditare una situazione sia finanziaria che tecnica non semplice da gestire, probabilmente senza esserne all’altezza fin da subito.

E parlo, ovviamente, della scelta dell’allenatore. Che Allegri fosse cotto e stracotto credo lo avessimo intuito, vagamente, tutti da quel 1-2 preso in casa con il Manchester United. Per colpe non sue, cioè una rosa con limiti in tutti i reparti, logora fisicamente e appagata dalle tante vittorie a dispetto di CR7 e di chi diceva che con lui la conquista della Champions sarebbe stata una pura formalità. E per colpe sue come l’aver tardato più del solito a trovare la quadra, sopratutto su CR7 e Dybala, ma abbiamo visto che trattasi di compito quasi impossibile con questo assortimento di giocatori. Nonché l’essersi fatto cogliere col nervo scoperto da un Adani qualsiasi, sintomo che qualcosa non stava andando per il verso giusto. E qualcosa non andava per il verso giusto nemmeno tra Allegri e i giocatori, tra tinture di capelli biondi o mori e qualcuno che fuori dal campo non faceva fino in fondo il proprio dovere, a detta di Nedved, magari proprio perché frustrato dal rapporto col mister, chissà.

Lo avevamo intuito tutti, dicevo, tranne i dirigenti della Juventus che non sono stati capaci di pianificare con attenzione un passaggio così delicato. Il dopo Conte fu un piccolo capolavoro, venne trovato in poche ore il sostituto di un idolo della tifoseria, con una scelta repentina quanto impopolare, probabilmente con la dritta arrivata al momento giusto da chi l’ambiente Juventus l’aveva frequentato per qualche annetto addietro. E fu Allegri a portarci tutti dalla sua parte a suon di vittorie, me compreso ed esclusa qualche inconsolabile comare.

Per quanto mi riguarda la scelta di maggio 2019, al contrario, è stata un disastro sotto tutti i punti di vista. Non ho quasi mai dibattuto in pubblico e ho sempre, umilmente, incessantemente e incondizionatamente, tifato. Ma non ho mai nemmeno realizzato davvero il fatto che sulla panchina della Juventus F.C. since 1897 stesse sedendo quel Maurizio Sarri che rappresenta per il sottoscritto il contrario di quanto ho sempre ammirato della nostra società. Un allenatore che ha ballato una sola estate con quel Napoli da 91 punti racimolati anche, non facciamo finta di dimenticarlo, a suon di aiuti più o meno evidenti, che abbiamo sempre criticato e deriso per la continua ricerca di un alibi a giustificazione delle sconfitte (penombra, palloni, temperatura, colore delle maglie) in primis il fatto che la Juventus rubasse le partite. Senza contare il fatto che sulla panchina del Napoli qualcosina l’hanno vinta pure Mazzarri e Benitez a differenza sua. Per non parlare del personaggio in sé, di quello che successe con Mancini e con la giornalista in conferenza stampa per citare alcuni esempi, tutte robe che non accetterò mai. Nulla di meno juventino su questo pianeta. Il primo trofeo vinto, l’Europa League, è stato usato come pretesto dagli hater di Allegri senza considerare minimamente il famoso come, cioè contro squadre di livello infimo e non certo esprimendo un gioco spettacolare. Quindi il come conta finché conviene, as usual.

Detto ciò a me di chi siede sulla panchina importa relativamente, nel momento in cui arrivano i trofei e questo, nonostante lo scudetto, è stato l’anno peggiore degli ultimi nove. Presi Rabiot, Ramsey, De Ligt, scambiato Cancelo per Danilo, fatto fuori “l’odiato” Mandzukic e ripreso Higuain, la Juventus in 12 mesi è peggiorata, se possibile, sotto tutti i punti di vista: trofei vinti, punti fatti, gol subiti (no lì è “migliorata”, ne abbiamo presi di più). Il gioco? Nemmeno a parlarne, possesso palla sterile al limite dello stucchevole e invenzioni dei singoli ci hanno consentito di portare a casa “lo scudettino”, minimo sindacale gli anni scorsi, oggi pillolina di Prozac per chi deve giustificare le vaccate dette e scritte nell’arco dell’ultimo moto di rivoluzione. Emre Can dopo aver ricevuto rassicurazioni sull’inserimento in lista Champions ha rifiutato il trasferimento al PSG e Sarri gli ha preferito Khedira, rinunciando a corsa, ritmo, interdizione e soprattutto a due giocatori (perché Khedira è inutilizzabile). La ritrovata vena di Dybala e la convivenza con Cristiano sono stati gli unici meriti attribuibili a Sarri che però ha portato l’argentino a un rendimento lontano anni luce dal miglior Dybala allegriano, che lo odiava ricordiamolo, comunque al di sotto del rendimento medio con la passata gestione tecnica, chécche (cit. ormai non riesco a scriverlo diversamente) ne dicano quelli del Prozac.

Ora, con tutto il rispetto, chi poteva pensare che cambiando il solo allenatore si potesse trasformare il rospo in un bel principe? Chi sano di mente intendo. Chi non offuscato da farneticazioni tipo quella che le partite si preparino e si analizzino con i tablet, intendo. Men che meno avrebbe potuto cambiare le cose un Sarri, avulso dalla logica del risultato che a noi ormai fa così schifo, che non ha mai cambiato modo di intendere il calcio e di interpretare le partite, non ha mai sparigliato le carte facendo un cambio improvvisato al momento, non ha mai saputo adattarsi a rosa e situazioni tattiche specifiche, non è un gestore e nemmeno un motivatore. In più è stato scelto un personaggio del genere in un momento di rilancio del marchio Juventus nel mondo, a livello commerciale.

Pensare che il problema l’anno scorso fosse solo l’allenatore è stato il più grosso errore fatto in questo decennio abbondante di gestione da parte di Andrea Agnelli, per porre rimedio al quale non basterà il nuovo cambio di guida tecnica. Dovranno essere riviste tante cose, sempre a mio umilissimo parere, perseguendo gli obiettivi con coerenza ed entusiasmo, agendo con decisione, compiendo scelte nette e forti, scelte da Juventus. Quella vera.

Le prime due scelte sono state appena fatte, ne potremo giudicare la bontà solo tra qualche mese. La prima, l’esonero di Sarri, mi trova totalmente d’accordo e se avete avuto la pazienza di leggere fin qui ne conoscete i motivi, per altro mai tenuti nascosti da chi scrive. La seconda è una scelta a dir poco spiazzante, sconvolgente per certi versi, di sicuro azzardata, cioè quella di affidare la panchina più prestigiosa d’Italia ad Andrea Pirlo, che non ha ancora mai diretto un minuto di allenamento in vita sua ed era stato appena annunciato quale allenatore della U23.

Il bello, o il brutto, è che non possiamo discutere Pirlo come allenatore proprio perché nessuno ha la più pallida idea di come possa far giocare la squadra, anche se l’indirizzo societario sembrerebbe orientato verso un atteggiamento europeista, diciamo così. Che per me si era già visto molto bene fino all’eliminazione con il Real pur avendoli asfaltati in casa loro, per intenderci. Dopo, per vari motivi, questo entusiasmo è andato scemando e la squadra si è ingrigita senza essere capace, né con l’ultimo Allegri né con Sarri, di uscire dal torpore in cui si era inesorabilmente immersa.

Su un aspetto mi sento di poter mettere la mano sul fuoco, ovvero sulla persona che è Andrea Pirlo, con quelle lacrime berlinesi a sancire la gobbitudine imperitura, cosa che oggi serve come il pane.

Se Pirlo sarà capace o meno lo valuteremo a breve, certo è che avrà bisogno di un supporto da parte della società molto maggiore rispetto alla gestione di Sarri e degli ultimi due anni di Allegri, perché gli errori e le incongruenze che ho già elencato sono ancora tutti lì da dirimere. Serve un mercato al limite della perfezione per consegnare nelle mani del Maestro una squadra molto più vivace delle ultime Juventus. Una squadra che abbia corsa, anima, personalità, carattere e che sia sana fisicamente per mettere Cristiano Ronaldo nelle condizioni ideali.

Inoltre, fatto più importante, servirà una società presente, attenta, vicina all’area tecnica, ai giocatori e all’allenatore, che si faccia sentire nei momenti di difficoltà, che metta la faccia davanti alle telecamere e protegga i suoi investimenti a differenza di quanto fatto negli ultimi anni.

In bocca al lupo Andrea, siamo con… voi.

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