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5 passi nella leggenda: lo scudetto di Allegri

Alzi la mano chi, dopo la notte al Mapei Stadium e lo scivolamento a -11 dalla vetta, avrebbe dato fiducia al mister livornese che, malgrado l’avvio sconcertante di campionato, continuava a predicare “halma”? Quanti (e ce n’erano moltissimi tra i tifosi bianconeri) ne chiedevano la testa perché “ha esaurito il bonus di Conte”, oppure perché “il secondo anno di Allegri è sempre un disastro”?

Dalle colonne di questo sito, tuttavia, si continuava a stare dalla sua parte – perdonate l’autoreferenzialità  – non per partito preso ma, più semplicemente, perché con una visione oggettiva e non preconcetta della situazione, era pacifico che vi fosse una serie di concause che impedivano all’epoca di trovare la famosa quadratura del cerchio.

Vuoi per alcune scelte di mercato non proprio in linea coi suoi dettami tattici; vuoi per la caterva di infortuni muscolari che non accennava ad arrestarsi (eredità della scellerata spedizione cinese); vuoi per le difficoltà di ambientamento dei nuovi; vuoi, infine, anche per alcune sue scelte di formazione palesemente errate ed incomprensibili.

Allegri è stato il primo a credere nella rimonta impossibile e, ne siamo sicuri, non lo diceva solo come mera frase di circostanza ma, evidentemente, perché era conscio che, una volta avuta a disposizione tutta la rosa (o buona parte di essa), l’andamento non poteva che migliorare.

Serviva, certo, un filotto di vittorie che potesse avvicinare la squadra alle avversarie che la precedevano in classifica. Emblematica, a questo proposito, una sua dichiarazione: “vedrete, a Natale saremo a ridosso delle prime”. Promessa mantenuta: il 20 dicembre, grazie alla settima vittoria consecutiva sul Carpi, la Juve saliva al terzo posto con soli tre punti di distacco dall’allora capolista Inter.

I meriti dell’allenatore, però, non si esauriscono solo nell’aver ridato serenità a tutto l’ambiente, spronandolo a confidare nella scalata al primo posto – Chiellini ammetterà in un’intervista“Allegri è stato il pazzo che ha sempre creduto più di tutti alla rimonta; noi all’inizio lo sentivamo parlare e pensavamo: questo ci è o ci fa?”

Il ciclo di vittorie (attualmente attestatosi a 24 in 25 partite) è frutto anche e soprattutto della duttilità tattica del tecnico toscano che ha saputo variare moduli – difesa a 3 o a 4 – e giocatori – ad esempio, le coppie di esterni da impiegare a seconda dell’avversario di turno – mantenendo sempre alta la tensione e donando una discreta qualità al gioco di squadra.

Altro grandissimo riconoscimento che dev’essere fatto a Max da Livorno è la gestione dei giovani, su tutti Dybala e Rugani; qualità, peraltro, già emersa nella passata stagione con Morata, posto in rampa di lancio al momento giusto per esplodere nella cavalcata Champions.

Riguardo al fenomeno argentino, spesso relegato in panchina a inizio stagione, l’allenatore ha saputo centellinarne l’impiego per non caricarlo di eccessive responsabilità, evitandogli così di essere “schiacciato” dal peso del suo cartellino. Per non dire della collocazione tattica che ha saputo cucirgli addosso, lasciandolo libero di agire dalla trequarti campo in su e dar così sfogo al suo talento infinito.

Ricordate, poi, cosa si diceva di Rugani? “Perché Allegri non lo schiera mai”? “Così rischia di bruciare un talento purissimo“, argomentavano i “capiscers” sui media e sul web. Laconica la risposta del mister in proposito: “non bisogna avere fretta, lo volete in campo ma se sbaglia siete pronti a impallinarlo”. Inutile evidenziare che, anche questa volta, aveva ragione lui, se è vero che, entrato in pianta stabile nella difesa titolare (vuoi anche a causa delle lungodegenze di Caceres e Chiellini), il ragazzo di Lucca ha mostrato sicurezza e lampi di grande classe.

C’è un ulteriore aspetto che merita di essere sottolineato nel modo di fare di questo simpatico toscanaccio, ovvero il suo porsi mediaticamente. Sempre pacato, mai sopra le righe, sempre pronto alla battuta ma senza cadere nelle provocazioni (do you remember Sacchi?), così come il suo mantenere sempre la “halma” anche quando, una su tutte, per il ritorno col Bayern a chi gli domandasse come pensava di sopperire alle assenze di Marchisio, Chiellini, Dybala nella partita clou della stagione, replicava “sto già pensando a chi far giocare al loro posto”.

Che dire, in chiusura? Semplicemente grazie, grazie Massimiliano per aver realizzato un sogno, per aver contribuito a far entrare nella leggenda questa squadra, da considerarsi certamente una delle più forti di sempre. Grazie per essertene fregato delle critiche feroci che ti piovevano addosso ed essere andato avanti per la tua strada, la strada che ha portato la Juve al quinto scudetto consecutivo.

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