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Ti ricordi il folle derby dell’aprile 2003?

-1 al derby e l’attesa cresce. Squadre relativamente vicine in classifica, buon gioco mostrato da parte dei granata, qualche crepa di troppo tra i bianconeri: ci sono tutte le premesse per vedere finalmente un confronto più equilibrato tra le due squadre.

E chissà che anche i giovanissimi non vedano finalmente un derby vero: duro, rude, cattivo, dove non ci si risparmia nulla nè in campo nè sugli spalti.

Non chiedete calcio champagne in un Derby della Mole, non è di casa, è la classica partita dove è concesso esaltarsi per un intervento scomposto su un giocatore avversario. I fanatici del fairplay chiudano un occhio per una volta. E si facciano una ragione se il calcione di Policano a Casiraghi ha 100.000 views su Youtube

Di derby cattivi se ne ricordano tanti, ma di uno di questi ne festeggiamo il decennale: derby di ritorno del 4 aprile 2003. Pomeriggio, di sabato. Non un derby vero, ma talmente cattivo da restare negli annali.

Una stagione che vede le distanze già chilometriche tra Juventus e Torino allargarsi a spazi siderali: la Juve del Lippi bis dopo l’ubriacatura del 5 maggio si conferma padrona del campionato italiano per il secondo anno consecutivo e sfiora la Champions, il Toro mette insieme la peggior stagione della sua storia: appena 21 punti ed ultimo posto in classifica.

Da una parte una rosa con campioni del calibro di Del Piero, Nedved, Trezeguet, Camoranesi, Buffon, dall’altra il Toro si aggrappa unicamente a Ferrante che fa coppia con il carneade Marinelli.

L’anticipo della partita viene disposto per l’impegno imminente della Juve in Champions League, quarti di finale contro il Barcellona.

Pronti via e dopo 6 minuti la Juve è già in vantaggio: cross di Nedved e autogol di Comotto che anticipa beffardamente Trezeguet.

La Juve sfrutta il momento e diventa padrona della partita: Nedved è ovunque e fa girare la testa ai difensori granata.

Ed è qui che ai granata saltano i nervi ed inizia una vera e propria corrida, in una versione riveduta e (s)corretta del concetto di cuore Toro: se non posso fermarti ti trancio le gambe.

Il primo a farne le spese è proprio la Furia Ceca, vittima di un fallo assassino di Fattori che l’arbitro De Sanctis decide di non sanzionare nemmeno con il cartellino giallo. Barella per il futuro Pallone d’Oro

Poco dopo anche Trezeguet viene schiantato al suolo: ko anche lui.

La partita si incattivisce sempre di più: Tudor e Lucarelli (entrato da 9 minuti) decidono per un conciliabolo a mani in faccia dopo l’ennesimo fallaccio di un giocatore del Toro su Alex Del Piero: rosso per tutti e due e squadre negli spogliatoi.

Nella ripresa dopo qualche momento di calcio vero si riprende con il leit motiv del primo: falli su falli, tant’è che in tribuna tra i supporters bianconeri aleggia una sensazione: “Questi retrocedono ma provano a farci lo scherzetto per la Champions”.

Un altro intervento da dietro di Mezzano costa una nuova espulsione: Toro in 9 al decimo minuto della ripresa. Se non è un record poco ci manca.

Qualche rara azione si vede, con una bella girata di Ferrante che impegna Buffon e una traversa di Ferrara.

Ma al ventiduesimo altro episodio al limite dell’assurdo: Marinelli falcia Davids, De Sanctis fischia fallo e l’attaccante argentino lo spintona (seppur lievemente): rosso anche per lui, Toro ridotto in 8.

Non è finita qui: nei venti minuti finali i granata mettono improvvisamente da parte i nervi a fior di pelle ed iniziano a mettere in difficoltà i bianconeri.

Al minuto 41 la sublimazione di una partita folle: Fattori è solo in area, mette a sedere Buffon almeno due volte con una serie infinita di finte, non tira mai e permette il ritorno di Ferrara che ne disturba la conclusione. Palla a lato.

Se chiedete ad un tifoso del Toro vi racconterà che ogni tanto rivive quei 3-4 secondi come un film interminabile: il portiere a terra e la palla solo da appoggiare in rete, eppure il tempo si ferma in un altro paio di finte dello sciagurato Fattori che sbaglia forse uno dei gol più incredibili di tutta la storia dei derby di Torino. L’audio dello stadio passa da un sospiro di attesa collettivo della curva granata fino ad un disperato noooo che si leva al cielo del Delle Alpi.

Sarebbe stato il pareggio in 8 contro 10.

Come spesso succede nel gioco del calcio la regola “gol sbagliato, gol subito” si applica con spietata crudeltà: due minuti dopo è Tacchinardi, di testa, a chiudere definitivamente i conti.

La Juve continua così la sua corsa verso il 27esimo scudetto, mentre il Toro si ritrova di fatto condannato alla retrocessione con un mese di anticipo.

E Nedved contro il Barcellona sarà della partita, ma questa è un’altra storia.

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