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Ti ricordi l’estate dell’Intertoto?

Estate 2013: Tevez e Llorente.
Estate 2012: la telenovela Van Persie.
Varie estati negli anni 2000: la Juve riprende Vieri (secondo certi giornali).

Estate 1999: al calciomercato non ci si pensa, perché da metà luglio scatta la Coppa Intertoto, una sorta di purgatorio estivo che conduce alla fase ad eliminazione diretta della Coppa UEFA. La Juve ci arriva dopo una stagione sciagurata, segnata dal caos delle dimissioni di Lippi e dell’infortunio di Del Piero e terminata con la sconfitta nello spareggio contro l’udinese
Coppa Intertoto vuole dire soprattutto iniziare a giocare seriamente quando normalmente si approccia la seconda settimana di preparazione atletica. La Triade tiene in considerazione il rischio (poi ahimè realizzatosi) di finire la benzina a metà stagione, ma decide di far prevalere la linea “Siamo la Juve, onoriamo tutte le competizioni”.
Inizia così un viaggio pittoresco che porta all’estrema periferia del calcio europeo: prima tappa la Romania per la sfida contro il Ceahlaul di Piatra Neamt, ridente cittadina dei Carpazi. La partita di andata si svolge quasi in un clima da festa di paese, dove ti immagini i venditori di salsicce in mezzo agli spalti e litri e litri di Ursus (la più famosa birra rumena). La realtà è invece quella di una Juventus imballatissima, che soffre terribilmente un avversario probabilmente conosciuto solo il giorno stesso e si vede addirittura costretta ad inseguire dopo il gol di un tale di nome Scanteie. Una caratteristica sassata di Alessio Tacchinardi a pochi minuti dalla fine evita l’onta della sconfitta e garantisce un ritorno più tranquillo.
Una settimana dopo il replay va di scena sulla riviera romagnola: il freddo Delle Alpi, che avrebbe offerto un panorama di spettatori da inverno nucleare lascia il posto al Dino Manuzzi di Cesena, vero catino ricolmo di autentica passione bianconera. Sul campo però gli entusiasmi non decollano e i bianconeri portano a casa un sudato 0-0 che permette di guadagnare l’accesso alle semifinali. Il Ceahlaul si congeda dalla storia juventina (almeno ad oggi) da imbattuto.
La tappa successiva è la Russia, Rostov, per incontrare il Rostselmash. A Rostov non c’è più il famoso serial killer Andrej Cikatilo, giustiziato 5 anni prima, ma la vigilia è comunque tormentata. Le cronache dei giornali si affollano di allarmismo per il caldo soffocante dell’estate russa e per la presenza di una non meglio specificata zanzara (o mosca, le versioni discordano) in grado di trasmettere una febbre fulminante. Nei bar non tardano le discussioni sul rischio di far giocare la squadra, con il pericolo che qualche giocatore venisse punto e collassasse immediatamente sul campo morto stecchito. Le scorte di Autan in dotazione fanno comunque bene il loro lavoro, visto il tranquillo 4-0 inflitto ai russi.
Il ritorno a Cesena rappresenta lo zenit della competizione: è infatti il grande giorno del ritorno in campo di Alex Del Piero, fermo per infortunio da novembre dell’anno prima. Per il numero 10 bianconero è la fine di un incubo, anche se la forma e le magie dei tempi d’oro sono ancora un ricordo. Ma deve essere festa e la festa non manca: stadio strapieno, 5 gol, compreso quello di Pinturicchio. Resta solo la finale.
All’ultimo atto l’avversario riporta la competizione in una dimensione meno esotica: il Rennes guidato dal bomber (allora abbastanza sulla breccia) Shabani Nonda (si quell’armadio che giocò nella Roma). Pura formalità risolta dalla vittoria all’andata e dal pareggio nella gara di ritorno.
La Juve diventa la prima squadra europea a vincere tutte e sei le competizioni continentali, ma in quell’estate perde un pezzo di scudetto.
Meglio il calciomercato forse…

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