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Tu che ancora non ami Max Allegri

Nell’osservare venerdì sera l’episodio dello scazzo Allegri-Bonucci ma soprattutto il suo post, ossia il modo in cui Allegri ne ha parlato davanti alle telecamere, senza fare la faccia dura ma minimizzando e quasi prendendosi la colpa per non aver capito quanti giocatori avessero richiesto il cambio, mi è venuto spontaneo voltarmi indietro a rileggere il film di tutte le gratuite meschinità che questo grande professionista ha dovuto subire in questi anni (caso davvero unico, a mia memoria, di allenatore così vincente eppure con così tanti detrattori) da parte di una frangia, numerosa ma per fortuna non maggioritaria, della nostra tifoseria. E quanto, pur tra qualche errore che ha sicuramente commesso in questo periodo, non le meritasse. Nemmeno una.

Considerato, sin da quel 16 luglio 2014, una specie di usurpatore (e mi vengono in mente le vicende interne di un certo partito nei confronti di un certo leader più o meno nello stesso periodo) da chi gli pronosticava (e sotto sotto ci sperava) la solita partenza lenta e una panchina da subito traballante. E mentre lui iniziava a farsi apprezzare a suon di risultati, si parlava di eredità di Conte, di rendita degli anni precedenti, e questo “effetto Conte” ho letto poi che sarebbe finito in almeno quattro-cinque circostanze diverse nel corso di questi anni. Due anni e mezzo di parole mai fuori posto, che mai ci hanno fatto vergognare a differenza di qualche episodio del recente passato, accompagnate da risultati sulla linea delle aspettative in Italia (e anche migliori dei precedenti, considerando le due Coppe Italia) e una crescita continua (con una finale totalmente inaspettata il primo anno) in Europa. Record su record e una rimonta che resterà negli annali l’anno scorso, eppure quest’anno ancora scetticismo: addirittura l’anacronistico, per chi segue la Juve, pretesto del “bel gioco” accompagnato dall’idea che prendere una squadra che veniva da tre anni di vittorie e farla continuare a vincere (anche di più) per altri due (forse tre) anni sia la cosa più facile del mondo tanto che “potrei allenarla pure io la Juve perché è troppo più forte delle altre”.

E, ora che sembra possano essere gli ultimi mesi della sua avventura in bianconero, sempre nuovi fronti per screditarlo: dalla gestione di Pjaca (diventato una sorta di fenomeno incompreso bullizzato dall’allenatore) fino ai recenti episodi di insubordinazione di qualche giocatore, visti quasi con compiacimento come segnale di uno spogliatoio in rivolta verso un allenatore che sa di non ritrovare più a luglio (e in effetti l’idea che qualcuno possa sentirsi in diritto di permettersi qualche uscita dalle righe non è da scartare).

E così, l’altra sera, mi è venuto da pensare a te che ancora non ami Max Allegri, per astio immotivato e partito preso, che non ti sei mai fermato a riflettere sulla fortuna immensa di aver avuto per tre anni un allenatore che ha sempre detto “i ragazzi HANNO fatto bene” e “oggi ABBIAMO fatto male” e che di fronte al terzo episodio irrispettoso in poche settimane nei suoi confronti da parte di un calciatore continua a gestire il tutto senza arie da duro ma al massimo con la solita punta di sarcasmo tipicamente livornese, con calma, minimizzando, con quello stile da grandissimo gestore di uomini e teste che mi ricorda il miglior Lippi.

Tu che ancora non ami Max Allegri e non potrai mai amarlo, perché non hai imparato a farlo in questi tre anni nei quali si è guadagnato, giorno dopo giorno, il rispetto e l’ammirazione di tanta gente che all’inizio era diffidente, e lo ha fatto con la forza dei comportamenti, dell’esempio, dell’ironia, dei risultati, del rispetto assoluto dei valori comportamentali tipici della juventinità, e per questo verrà da me e tanti altri ricordato con immenso affetto per sempre, anche dopo questi tre anni meravigliosi se, come sembra, saranno davvero solo tre. Tu che ti sei perso, a volte per rincorrere un passato che è stato bellissimo ma non tornerà più, uno dei periodi più belli della Storia di questa squadra. E per tre anni sei riuscito a volte a essere indistinguibile dai nostri nemici, i quali almeno hanno l’attenuante di non aver mai potuto sapere cosa voglia dire essere della Juve. Tu, che non mi spiego davvero come fai a non amare Max Allegri.

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